Droga e armi fra Malnate e le valli a Nord di Varese, la Procura chiude le indagini
Nell'inchiesta venuta a galla lo scorso autunno con l'applicazione delle misure cautelari implicati anche i vertici della "167", band di musica Trap, oltre ad alti esponenti della malavita del capoluogo
Si sono chiuse le indagini sull’operazione “Note stonate”, condotta dalla Polizia di Stato nell’ottobre 2025 in provincia di Varese, che aveva portato all’esecuzione di 19 misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica e sviluppata dagli agenti della Squadra Mobile, ha fatto emergere un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti nelle aree boschive del territorio, ma anche coinvolta – a vario titolo – in episodi di estorsione e detenzione illegale di armi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, al centro del sistema vi sarebbe stata una rete capace di collegare il fenomeno dello spaccio nei boschi con un gruppo musicale rap-trap locale, la “167″ Gang di Malnate. Tra gli arrestati figurerebbe anche il frontman della band, ritenuto dagli inquirenti fornitore di armi e punto di riferimento per una parte dell’attività illecita.
Le indagini avevano preso avvio dal monitoraggio di un’area boschiva fra Vedano Olona e Malnate, dove era stata individuata una piazza di spaccio gestita da tre cittadini nordafricani. Grazie a servizi di osservazione anche con l’ausilio di droni, termocamere e visori notturni, gli agenti avevano documentato movimenti, contatti e la presenza di un bivacco utilizzato come base logistica. Gli elementi raccolti avevano consentito di far scattare i primi arresti e di ricostruire una rete più ampia, ora al centro del provvedimento di chiusura indagini notificato agli indagati.
L’indagine aveva poi svelato le relazioni e i collegamenti fra lo spaccio di droga fra Varese e le zone a Nord del capoluogo e nelle valli verso il Lago Maggiore con il coinvolgimento di esponenti di peso della malavita varesina.
Secondo la procedura ora i difensori (fra cui gli avvocati Alberto Zanzi e Corrado Viazzo) hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, esito di indagini difensive o per chiedere ai magistrati di interrogare i propri assistiti.
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