Gestione dell’acqua, qualcuno l’ha fatta da padrone

Da 50 cent di euro/mc a più di 2 euro/mc: una decisione che pagheranno cara i cittadini. Ma come è nata questa decisione?

A due settimane dalle elezioni della Amministrazione Provinciale si stanno svolgendo in gran fretta le assemblee dei Consorzi per il trattamento delle acque della Provincia di Varese per l’approvazione del bilancio consuntivo dell’anno 2001 e per "Atto di indirizzo per l’applicazione del comma 8 dell’art.35 della legge 28 dicembre 2001 n°448".

Per il comune cittadino non addetto ai lavori quanto sopra non ha il minimo significato e non può certo allarmarlo quanto sta per succedere nella nuova gestione dell’acqua.

Il fine di questo articolo è proprio quello di far comprendere a tutti (anche ai miei concittadini) quale potrà essere il futuro del servizio acquedotto, pertanto tenterò di spiegarmi con parole comprensibili a tutti, tralasciando citazioni di leggi.
Per comprendere bisogna risalire a due concetti fondamentali.

Primo concetto (per direttive comunitarie): le amministrazioni pubbliche non devono "fare impresa", cioè non possono più gestire direttamente servizi a pagamento perché devono entrare in concorrenza con il privato; possono conservare in aziende proprie o miste la proprietà delle "reti" (acquedotti, depuratori, ecc.) ma devono separare detta proprietà dalla gestione del servizio che deve obbligatoriamente entrare in concorrenza con i privati. 
Per comprendere possiamo fare l’esempio di quanto stanno facendo le "F.S.": hanno creato quattro società diverse dividendo la proprietà delle attrezzature fisse (binari, stazioni e quanto altro) dal materiale rotante (locomotive, vagoni, ecc.) in modo da dare anche ad imprese private la possibilità di creare servizi al pubblico in regime di concorrenza.

Secondo concetto (famosa legge Galli): l’acqua è un bene primario comune indispensabile per cui tutti i cittadini devono poterne godere razionalizzandone l’uso dalla captazione , alla distribuzione, alla depurazione e smaltimento.

Tutti e due i concetti sono ottimi ma, messi insieme, specialmente quando si intravede la possibilità di qualche "affare", creano una miscela esplosiva che tra poco cadrà sulla testa di tutti noi senza alcun preavviso.

Il sistema varesino di trattamento delle acque e molto vario: abbiamo comuni con molta acqua, altri con carenza; alcuni sono collegati a depuratori efficienti (vedi la rivitalità del logo di Varese dopo qualche decennio di depurazione delle acque) altri devono ancora collegarsi, altri ancora sono in alto mare; alcuni comuni sono consorziali, altri provvedono autonomamente in economia.

La Regione Lombardia il 04.05.2001 ha emanato un regolamento di attuazione della legge Galli in cui ha creato dodici Ambiti Territoriali Ottimali (A.T.O.) coincidenti con i territori delle undici provincie lombarde più la Città di Milano. Detti A.T.O. possono essere suddivisi in sub-ambiti omogenei purchè non siano di piccola consistenza (sembra 100.000 abitanti).

Ogni A.T.O. avrà una sola tariffa di bacino. Sin qui il preambolo per capire il problema; da ora in poi vediamo cosa è successo nell’A.T.O. della Provincia di Varese.

Il 15.10.2001 si è svolta la prima "pre-conferenza" dei Sindaci Varesini in cui si spiega il contenuto del regolamento. Dopo numerosi interventi si rinvia ogni decisione.

Il 12.11.2001 si ha un secondo incontro cui partecipano anche i parlamentari varesini in carica che auspicano un rallentamento nella costituzione dell’A.T.O. in quanto la legge finanziaria sta ancora cambiando qualcosa.

Il 30.11.2001 si ha la prima conferenza dell’A.T.O. in cui viene costituito un comitato ristretto formato dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale, dai Sindaci di Varese, Brebbia, Brenta, Busto Arsizio, Cantello, Castellana, Gallarate e Saronno.

Il 06.02.2002 altra conferenza dell’A.T.O.: si approva la proposta di convenzione da sottoporre all’approvazione dei consigli comunali malgrado molti sindaci chiedessero di rinviare l’argomento a causa delle perplessità interpretative delle norme da poco approvate. Si ottiene solo di inserire nel regolamento una clausola di vaga tutela dei comuni inferiori a 5.000 abitanti come del resto previsto dalla legge finanziaria.

E’ chiaro che, dovendo votare non in base al numero dei sindaci presenti, bensì in base al numero di cittadini rappresentati, i comuni piccoli non potranno mai spuntarla contro i sindaci delle poche città del territorio: nel regolamento non è stata inserita alcuna clausola che tuteli anche i piccoli comuni (maggioranza dei cittadini rappresentati e maggioranza dei comuni votanti).

L’allarme già a quel punto era generale tanto che l’U.P.E.L. (associazione dei comuni) aveva emanato una circolare in data 04.02.2002 sottolineando i gravi problemi cui si andava incontro con quel metodo.

Il problema c’è e sarà grave sotto un punto di vista economico per tutte le famiglie perché passeranno da un costo globale di fornitura dell’acqua che oggi è mediamente intorno ai 50 cent di euro/mc ad un costo che supererà i 2 euro/mc.

Sarà veramente un problema andare a dire ai cittadini che anche l’acqua diventa un bene molto costoso.

Ma il colmo dell’arroganza si è avuta quando settimana scorsa nella assemblea ordinaria del "Consorzio Provinciale per la Tutela e la salvaguardia delle acque del Lago di Varese e Lago di Comacchio" è stata chiesta la votazione dell’atto di indirizzo specificato all’inizio dell’articolo con sui si chiede di trasformare il Consorzio in società di capitale (è un adeguamento alla direttiva comunitaria recepita dalle nostre normative) per poi confluire nella Reteacqua S.p.a., società appositamente costituita ai sensi …. dalla Provincia di Varese e dai comuni di Busto Arsizio, Gallarate, Saronno e Varese.

La delibera è stata approvata malgrado tutte le perplessità espresse dai sindaci (compreso il Senatore Graziano Maffioli Sindaco di Casale Litta) né c’era possibilità diversa visto che la Provincia di Varese ed il Comune di Varese possiedono il 48% del capitale del consorzio (anche in questo ente non esistono clausole di tutela dei piccoli comuni) e che gli stessi non si sono astenuti dalla votazione come eticamente era dovuto dato che possiederanno il 40% della nuova società.

E’ giusto anche dire che al momento della decisione la "Reteacqua S.p.a." non era stata ancora costituita, anzi il Comune di Saronno non aveva ancora deliberato di entrare nella Società: la società sarà costituita il prossimo venerdì 17 maggio 2002.

Pertanto è stato deciso un indirizzo senza che la società esistesse, senza conoscerne lo statuto ed i patti para-sociali. In quella assemblea siamo stati messi a conoscenza che la società avrà un capitale di €.2.000.000 di cui i fondatori verseranno €.200.000 cadauno pari al 50% delle quote societarie.

La mia proposta di creare una società paritaria con tutti i comuni è stata "graziosamente" scartato dal Presidente Ferrario.

A questo punto possiamo parlare solo di arroganza? penso ci sia qualcosa di più che porta a fare corse contro il tempo in periodo pre-elettorale facendo trovare chi sarà eletto in una situazione di fatto pre-costituito a solo dieci giorni dalla sua elezione.

I piccoli comuni stanno reagendo. Ieri si è tenuta una riunione promossa dalla U.P.E.L. e si è costituito un gruppo di studio per poter proporre una soluzione adeguata agli interessi di tutti.

 

Alessandro Di Gregorio
Vice Sindaco del Comune di Azzate

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Pubblicato il 17 Maggio 2002
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