Tangentopoli varesina, condanne dimezzate

La sentenza sul maxiprocesso: 9 anni e mezzo a Facchini, 5 a Rezzonico. Condanne anche agli ex del Pci, la Lega se la cava con la prescrizione

Condanne dimezzate rispetto alle richieste del pubblico ministero, associazione a delinquere ritenuta insussistente, prescrizione che falcia una gran quantità di reati. Oltre a dieci assoluzioni piene. Il verdetto del tribunale sulla Tangentopoli di Varese è in estrema sintesi questo. Puntuale al secondo, la corte ha fatto il suo ingresso questa mattina in aula alle 11. Tutti gli imputati principali sono stati riconosciuti colpevoli, ma per un numero e un tipo di reati diversi rispetto alle contestazioni di Abate. La pena più pesante è toccata a l’ex segretario del Psi Carlo Facchini, 9 anni e mezzo contro i 17 chiesti dall’accusa. "Solo" 5 anni sono piovuti su Augusto Rezzonico e a Paolo Caccia, big della Democrazia Cristiana. Rispettivamente 8 anni e 5 anni e quattro mesi agli ex sindaci di Varese Luciano Bronzi e Maurizio Sabatini. Condanne anche per gli ex esponenti del Pci Luigi Mombelli, Angelo Basilico (tre anni a testa) e Pino Merra (due). Esce indenne dal processo la Lega Nord ma grazie alla prescrizione delle accuse mosse a Giuseppe Leoni e ad Alessandro Patelli. Tra le assoluzioni piene spiccano quelle del costruttore Giulio Nidoli, dell’ex architetto capo del comune di Varese Giampaolo Aletti, del "mediatore" socialista Patrizio Dettoni, tutti finiti in carcere durante le indagini preliminari. Difficile, adesso, una lettura politica della sentenza: il verdetto del tribunale stabilisce che il malaffare a Varese c’è stato, ma non nelle forme e nelle quantità ricostruite durante le indagini. Certo, il tempo trascorso ha neutralizzato molti reati ma dalle decisioni lette questa mattina in aula emergono fin da subito alcuni elementi importanti. Il primo, la caduta dell’accusa di associazione a delinquere. Non sarebbe esistito, in pratica, secondo il tribunale, un vero e proprio "comitato d’affari" ma i vari esponenti della politica si sarebbero mossi per conto loro a caccia di finanziamenti illeciti senza una regia da parte delle segreterie di partito. Secondo elemento importante: moltissime concussioni sono state trasformate in corruzioni, reato meno grave ma che comporta un rovesciamento; non furono i politici a imporre tangenti a privati e imprenditori ma al contrario questi ultimi ad avanzare l’illecita offerta di denaro; sindaci, assessori, portaborse avrebbero da parte loro accettato di buon grado. Un fatto comunque di grave pregiudizio per la democrazia, la trasparenza, la correttezza delle istituzioni e che comporterà per il processo una singolare appendice: tutti gli imprenditori e i privati che in una prima fase erano state ritenute vittime dei ricatti della politica si ritroveranno imputati in un nuovo processo in quanto complici di chi incassava le tangenti. Il tribunale ha infatti disposto la trasmissione degli atti al pm perché venga data avvio a questa nuova fase. Comunque sia l’attenuazione delle accuse da concussione a corruzione ha fatto scattare in moltissimi casi le prescrizioni: non dimentichiamo che il processo faceva riferimento in alcuni casi addirittura a fatti dei primi anni ’80. A caldo poche valutazioni sono state espresse dal pubblico ministero: «Presenteremo appello; molte assoluzioni sono frutto del fatto che durante il procesos la legge è cambiata. Non esprimo nessuna valutazione di carattere politico». 

La sentenza Tangentopoli nel dettaglio

Claudio Del Frate

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 maggio 2002
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