Alfredo Binda, il primo Campionissimo del ciclismo

Biografia, forzatamente ristretta, del grande ciclista varesino

Alfredo Binda è certamente stato il più grande campione del ciclismo prima maniera, quello dei primi trent’anni del Novecento. Nato a Cittiglio l’11 agosto del 1902 il futuro tricampione del mondo iniziò a correre in bici sulla Costa Azzurra dove si trasferì da ragazzo per lavorare come stuccatore insieme ad un fratello.

Tornato in patria il giovane Alfredo viene ingaggiato dalla Legnano, con i colori della quale partecipò al Giro d’Italia del ’25 in cui centrò la prima di cinque vittorie. Se il 1925 fu quello dell’esplosione il ’27 fu quello della conferma, sotto forma di dominio: il "trombettiere di Cittiglio" sbaragliò ogni avversario al Giro d’Italia, conquistando 12 tappe su 15 e capeggiò la classifica dall’inizio alla fine, centrando traguardi di ogni tipo (in salita, in volata, a  cronometro, per distacco). Inoltre quell’anno Binda vinse anche la prima edizione del Campionato del Mondo su strada vestendo così la prima di tre maglie iridate.

Anche gli anni successivi furono densi di trionfi: il Giro fu ancora suo nel ’28, nel ’29 e nel ’33, il Mondiale nel ’30 e nel ’32; a queste vittorie si aggiunsero molti altri traguardi prestigiosi come il Giro di Lombardia (4 volte), la Milano-Sanremo (2), il Giro del Piemonte (2). All’inizio degli anni ’30 Binda si cimentò anche nel Tour de France, in un’epoca in cui difficilmente si usciva a correre fuori dai confini nazionali; il campione varesino non vinse la classifica generale ma si aggiudicò comunque alcune tappe.

Al Binda ciclista vennero legati anche tantissimi aneddoti che ben spiegano la forza di questo atleta; il più noto è quello che riguarda la sua esclusione dal Giro del 1930 quando la Gazzetta gli versò una somma pari a quella destinata al vincitore (22.500 lire) per non farlo correre, tanto sarebbe stato netto il suo dominio. Anche una frase di Binda è passata alla storia; in rigoroso dialetto valcuviano l’iridato spiegava così il segreto del suo successo, costruito con innumerevoli scalate al "suo" Cuvignone: "Ghe voeren i garùn", ci vogliono i garretti, specchio di un’epoca in cui l’unico doping praticabile erano le uova fresche bevute in gara, come accadde in un Giro di Lombardia.

La seconda parte della carriera di Binda continuò nel solco del grande ciclismo con l’incarico di selezionatore della Nazionale Italiana, una squadra zeppa di campioni ma anche di rivalità difficilmente gestibili come quella, celeberrima, tra Fausto Coppi e Gino Bartali. Anche dall’ammiraglia Binda conquistò diverse vittorie, sia ai Campionati del Mondo sia al Tour de France che allora era aperto alle squadre nazionali.

A Binda probabilmente sfuggì una sola vittoria tra quelle cui veramente teneva, quella della Tre Valli Varesine, la gara di casa che gli sfuggì sempre. Ironia della sorte proprio la Tre Valli premiò due suoi fedelissimi gregari, il gemoniese Battista Visconti nel ’28 ed un altro Binda, Albino (nel 1930), che del Campionissimo era il fratello minore!

Alfredo Binda è morto nel 1986 nella grande casa della sua famiglia che si trova letteralmente ai piedi della salita del Cuvignone; ora riposa nel cimitero di Cittiglio e sulla sua tomba campeggia una bella foto in maglia iridata.

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Pubblicato il 14 Giugno 2002
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