Il nostro settore è il più a rischio perché sempre in movimento

L'ennesima vittima nel settore edile ripropone la questione della sicurezza nei cantieri. L'Associazione dei Costruttori richiama l'importanza della formazione e della prevenzione

«Siamo la provincia d’Italia con il minor numero di vittime nel settore edile. Eppure oggi quelle parole suonano molto stonate». È amareggiato Giampietro Ghiringhelli, direttore dell’associazione Costruttori della nostra provincia all’indomani della morte di Gaetano Falzea, schiacciato sotto la benna, mentre lavorava alla recinzione di Villa Valtulini.
«Proprio nei giorni scorsi ci eravano incontrati con il sindacato e avevamo commentato con soddisfazione questo primato. Purtroppo il nostro settore è altamente a rischio e ciò è dovuto al fatto che  non abbiamo impianti fissi. Se dobbiamo costruire un ponteggio, lo dobbiamo realizzare da zero. Ci sono tante precauzioni e regole da rispettare, ma gli uomini devono realizzarlo e provvedere alla sua sicurezza. Noi puntiamo tutto sulla formazione e la prevenzione: organizziamo due corsi all’anno e giriamo per i cantieri per constatare che tutto sia in regola».
Non dovrebbero mai essere permesse distrazioni, quindi, mai un allentamento della tensione: «La nostra legislazione in materia è all’avanguardia in Europa e il tavolo paritetico con i sindacati è sempre aperto per affrontare ogni questione e non lasciare nulla al caso.»
L’ultima iniziativa, in questo senso, è la formazione degli extracomunitari. «Il nostro settore registra un impiego di manovalanza extracomunitaria tra i più elevati – ricorda Ghiringhelli – abbiamo sempre avuto il problema della loro formazione spesso limitata dalla lingua. Ora abbiamo ideato un corso multimediale formato soprattutto da fumetti.»
Tutte iniziative che sembrano la panacea. Ma poi ci si trova a piangere un altra vittima. 


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Pubblicato il 28 Giugno 2002
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