Per il sesto anno consecutivo arrivano i bambini di Chernobyl
Oltre 60 bambini respireranno aria pulita per qualche settimana; il comitato sta inoltre organizzando l’”operazione orfanotrofio”
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Saranno 62 i ragazzi provenienti da Chenobyl che in luglio saranno accolti dalle famiglie del tradatese. Altri sono già arrivati. A organizzare il tutto sono stati i componenti del “comitato per i bambini di Chenobil”. Quest’anno vi è però una novità nell’organizzazione: è stato introdotto il limite d’età dei 14 anni, soprattutto per garantire un maggior ricambio tra i bambini che hanno bisogno di respirare aria pulita per qualche settimana. Oltre i 14 anni, però, è sempre possibile ospitare i ragazzi, basta semplicemente che le famiglie ospitanti facciano un invito personale. La risposta sul territorio per questa iniziativa, ormai arrivata al sesto anno, sta continuamente crescendo e molta è la soddisfazione per chi vi partecipa. «Un cenno particolare merita l’ultima operazione di accoglienza svoltasi nel 2001 – racconta Luigi Pagani, un componente del comitato – Un bambino dei nostri è stato ricoverato all’ospedale per l’asportazione di una ciste alla testa; ha subito tre interventi chirurgici, partendo da una situazione molto grave. La degenza è durata 45 giorni, ospitando anche la madre. In quest’occasione abbiamo avuto la collaborazione delle accompagnatrici ucraine, dei membri del sottocomitato, del personale dell’ospedale. Un grazie va alla famiglia ospitante che di fronte alle difficoltà, ha continuato ha trattare il bambino come fosse figlio proprio. Ora il “nostro” bambino sta meglio; i medici italiani non escludono che la radioattività sia molto responsabile di questa situazione. Ecco perché dobbiamo continuare ad ospitare i bambini di Chernobyl; dobbiamo riuscire a fare qualche cosa per la loro salute. Questo ci ricompensa di tutti i sacrifici in tempo e in denaro che si fanno». Nel mese di aprile molti componenti del comitato si sono anche recati nell’orfanotrofio dove vivono per il resto dell’anno questi bambini. La motivazione era soprattutto quella di poter vedere come aiutare questi ragazzi anche al di là dell’ospitalità estiva. Ne è emerso che servono vestiti, scarpe, posate, piatti; ma non solo: anche una cucina, una lavatrice industriale per indumenti, giocattoli, computer, quaderni e medicine. È così nata l’”operazione orfanotrofio” con la collaborazione dei Fisarmonicisti di Varese, i quali hanno già organizzato un concerto per questa iniziativa. Il concerto si è svolto lo scorso 11 maggio ottenendo un buon successo di pubblico e il ricavato servirà per sistemare, nel prossimo settembre, docce e bagni. «Spesso mi viene chiesto il perché di queste iniziative a 15 anni di distanza dal disastro – prosegue Pagani – La risposta è semplice. Basti pensare al bambino che abbiamo curato: una vita penso valga tutti gli sforzi di questo mondo». Pagani ricorda inoltre che per ospitare un bambino non serve una casa grande o grosse disponibilità economiche, ma semplicemente «garantirgli vitto, alloggio, tanto affetto e tempo da dedicargli. Non bisogna pensare che i bambini siano portatori di malattie che possano nuocerci; il problema purtroppo è solo loro. Noi li vediamo allegri, che giocano e anche fisicamente ben dotati. La radioattività non si vede, ma produce effetti, rendendo a volte inutili tutti i nostri sforzi. Con vizi o virtù, sano o con problemi è un bambino che accogliamo nelle nostre case». Per coloro che volessero informazioni sull’operazione orfanotrofio è possibile contattare Pagani al numero 0331-849719 oppure Rolando Squizzato allo 0331-820045. |
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