Freddato a raffiche di mitra nella piazza del paese

Il commando, a bordo di un'auto, ha aperto il fuoco attorno alle 19.30 servendosi di armi automatiche

Si chiamava Salvatore Bevacqua, classe 1960, di origini siciliane e residente Turate l’uomo ucciso da un commando tra le 19.30 e le 20 nella piazza del paese. 
Secondo le prime testimonianze raccolte i sicari – almeno due – hanno aperto il fuoco da un’auto in corsa, una Opel Astra SW mentre la vittima era all’interno del "Bar Gube" un bar pasticceria proprio nella centralissima piazza della chiesa e gestito dal fratello a cui lo stesso Bevacqua lo aveva ceduto qualche anno fa. 

L’uomo, sentiti i primi spari, è corso cercando la fuga da un’uscita di servizio dell’esercizio pubblico, per scappare in una via laterale. Qui i suoi assassini l’hanno rincorso a piedi freddandolo con numerosi colpi d’arma da fuoco.
Si è trattato di una vera a propria esecuzione: il quarantaduenne, gestore a sua volta di un bar a Lomazzo, è stato ucciso da una raffica di proiettili d’arma automatica al rientro dal lavoro, prima di fare ritorno a casa. Gli inquirenti impegnati nelle indagini stanno vagliando tutti gli elementi a disposizioni senza scartare alcuna pista. Smentiscono, inoltre, che sia stato già effettuato un fermo a carico di uno dei due killer.
Al momento dell’omicidio nella piazza del paese erano presenti numerose persone, alcune delle quali subito interrogate dai carabinieri di Cantù, i primi ad accorrere sul posto. 
Si è letteralmente sfiorata la strage: solo per miracolo le potenti armi automatiche utilizzate dai malviventi non hanno ferito gli astanti, crivellando auto, vetrine e muri della piazza.
Sul luogo dell’intervento una miriade di bossoli sono stati repertati dai carabinieri. Inutile l’arrivo sulla scena del delitto da parte delle ambulanze, accorse sul posto: all’arrivo dei sanitari per il Bevacqua non c’era più nulla da fare. Lascia la moglie Michela e due figli in tenera età.
Turate questa mattina era ancora sotto shock. Inspiegabile il gesto per il parroco don Luigi Corti che conosceva da tempo la vittima: «Una persona tranquilla. Quando gestiva il locale non si era mai verificata una rissa, nessun episodio inusuale. Qualche schiamazzo, ma niente più.» 
Anche il sindaco Leonardo Carioni, neo presidente della provincia di Como, è rimasto sconcertato dal gesto, avvenuto in un paese tranquillo: «In 50’anni mai un problema.» 

 

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Pubblicato il 17 Luglio 2002
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