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Ma perché con diecimila lire una volta, in un tempo non tanto lontano, si poteva fare la spesa e oggi con dieci euro, che non sono diecimila lire ma quasi ventimila, non si fa più nulla? Domande da massaie, problemi della casalinga di Voghera ma resta il fatto che da quando la lira è andata in pensione improvvisamente ci siamo trovati tutti un po’ più poveri. Che cosa è successo? Da settimane le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra, una guerra dichiarata non all’euro ma a chi specula sull’euro. Ultimo, o primo atto, di questa battaglia è stato uno "sciopero del consumatore" qualche giorno fa: niente spesa per protesta. Trovare i "colpevoli", però, non è facile: i commercianti scaricando le responsabilità prima sull’inflazione e poi sul governo. Un esempio? I gratta e vinci costavano 1300 lire ed oggi per tentare la fortuna ci vogliono almeno 1 euro e 50 centesimi. A Varese la situazione non cambia, ovviamente. Adiconsum, l’Associazione in Difesa dei Consumatori e dell’Ambiente, che a Varese ha la sede in via Luini, oggi ha diffuso i risultati di un’indagine compiuta sul territorio nazionale e che rileva aumenti in ogni settore. «All’euro – si legge nel comunicato – si può imputare poco, al massimo il ritocco sui decimali; il fatto è che spendiamo di più perché ci rendiamo meno conto di qual è il prezzo dei beni e dei servizi. Certo, a tutto ciò va aggiunto il discorso di un’inflazione ereditata dal 2001 del 2,7% ». Ma facciamo qualche esempio pratico: al mattino al bar per un caffè (1500 lire), una brioche (1500 lire) e il giornale (1800 lire), si spendevano 4800 lire. Oggi: 80 centesimi, più 85 centesimi per la brioche, più 1 per il giornale: totale 2,65 euro. Ovvero 5131 lire. Ed è solo un piccolo esempio, perché, è chiaro, al caffè e alla brioche si può anche rinunciare. Ma che dire dei prezzi di frutta e verdura: i negozianti contattati a Varese negano di aver aumentato i prezzi e di aver fatto arrotondamenti di alcun tipo; sostengono, invece, che l’aumento del prezzo di zucchine e patate è solo legato al cambio della stagione e alle condizioni meteorologiche. Sarà, ma è davvero molto difficile controllare che il fruttivendolo sotto casa o il banco nel supermercato non approfitti della "cortina fumogena", come la definisce Adiconsum, creata dall’arrivo dell’euro. Se patate e zucchine sfuggono al controllo non è così per i mezzi pubblici o per i cinema: a Varese l’aumento del biglietto dell’autobus c’è stato, prima viaggiare costava 1500 lire oggi 0,90 euro, ovvero 1742 lire. Stesso discorso per il cinema: prima dell’euro per guardare un film si spendevano 12 mila lire o 8.000 lire nel caso del biglietto ridotto. Oggi ci voglio 7 euro (a Milano 7,25) e 5 euro per il ridotto. Ma anche al cinema, come al caffè, si può sempre rinunciare. Ci possiamo sempre consolare mangiando panini davanti alla tv. Un chilo di pane comune a Varese, infatti, costa oggi come sette mesi fa: le 5000 vecche lire si sono trasformati in 2 euro e 58 centesimi.
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