Lavoro moderno, come cent’anni fa
Le riflessioni sul mondo del lavoro offerte dal segretario provinciale di Rifondazione Comunista Giovanni Bonometti
| Riceviamo e pubblichiamo
Siamo proprio nel terzo millennio, era moderna, anzi modernissima, il lavoro oggi non è più come ieri, è più moderno, più europeo, più libero, oggi questo mondo moderno è contraddistinto da tutte quelle parole all’avanguardia che dette in inglese suonano così bene, come new-economy, just in time, telemarketing ….., che meraviglia, evviva! Che bei termini che hanno inventato questi economisti pieni di brio e di fantasia, solo a sentirli uno sta già meglio, ha come l’impressione di essere stato catapultato in un mondo dove tutti stanno bene e più si va avanti e meglio si sta. Ma quando quei termini d’oltre manica si traducono dai libri alla realtà e dall’inglese all’italiano, si scopre che non suonano più così bene, poichè diventano flessibilità, precarizzazione, lavoro interinale, insicurezza del lavoro, omicidi bianchi. Sì, ancora uno, quello di Gaetano Falzea travolto dalla ruspa del cantiere edile in cui stava lavorando, il terzo operaio morto sul lavoro nella nostra provincia in una settimana, l’ottavo incidente mortale dall’inizio dell’anno. Dice bene Umberto Colombo della Cgil: un bollettino di guerra a cui occorre porre fine. Per intanto la realtà di questi dati lancia un nuovo ed ulteriore campanello d’allarme: i lavoratori sono a forte rischio anche nostra Provincia. Ma perché succede ancora, nell’anno duemilaedue, di entrare al lavoro per guadagnarsi da vivere e di uscire dopo qualche ora dentro una bara? La qualità e la sicurezza del lavoro tornano oggi ad essere principi e battaglie fondamentali, imprescindibili da quelle falsità spacciate come "verità degli esperti" che ormai ci raccontano da anni, sul costo del lavoro e sulle compatibilità economiche, come a dire che se il lavoro sicuro costa troppo allora facciamolo insicuro che così siamo più compatibili e competitivi. La verità è quella che si registra quotidianamente, che sta sotto gli occhi e dentro il vissuto di chi si reca quotidianamente al lavoro: la verità è quella di un "mondo del lavoro" che si sta trasformando in un vero e proprio "mercato del lavoro", dove si mercanteggia la manodopera al ribasso dei costi e delle sicurezze in nome del massimo profitto per le imprese. La differenza tra mondo e mercato del lavoro non è sottile, è abissale: un "mondo" è fatto di uomini e donne portatori di bisogni e depositari di diritti, un "mercato" è fatto di merci che si comprano e che si vendono. Il lavoro oggi, col primato del neoliberismo, assume sempre più le regole del mercato e sempre meno quelle sociali, quelle cioè costruite con le lotte sindacali e con l’idea moderna di liberazione dalla condizione di totale subalternità al profitto. Proprio quelle regole che costituiscono le garanzie elementari per i lavoratori oggi sono sotto l’attacco delle destre e di Confindustria. Ciò che loro vogliono sono braccia da lavoro senza attaccate le persone, senza cioè chi afferma il diritto a lavorare e vivere dignitosamente come presupposto stesso del lavoro e della coesione sociale. Ciò che loro vogliono è la cancellazione del lavoro come diritto costituzionale, così da farlo diventare una semplice opportunità, con una maggioranza di persone sottoccupate pronte ad essere occupate alle condizioni, al costo e per un tempo stabilito dal "solo se mi serve" e "al minor costo possibile". Di fronte a tutto questo c’è una parte della Sinistra (quella che non teme Cofferati bensì lo sostiene) e una parte del Sindacato (la Cgil e i sindacati di base) che stanno facendo il proprio dovere, quello di rimettere in campo la forza delle battaglie per difendere ed estendere i diritti dei lavoratori. Ma non solo: lo sciopero generale di aprile, gli scioperi regionali in corso e lo sciopero generale che si preannuncia per settembre, stanno a dimostrare che sono milioni i lavoratori (e aumentano sempre) che tornano in piazza per contrapporsi al disegno delle destre e di Confindustria, anche quelli iscritti a quei sindacati che, invece di essere in piazza, scambiano i diritti dei lavoratori per una posizione privilegiata di interlocuzione col Governo. Si riapre una stagione di lotte nel mondo del lavoro. La difesa e l’estensione dei diritti ( a partire dall’articolo 18) a tutti i lavoratori è ciò su cui si sta misurando lo scontro sociale in atto nel Paese. Ed è ciò che sta mettendo in difficoltà Governo e Confindustria, tanto in difficoltà che di fronte alle lotte democratiche dei lavoratori e della Cgil, rispunta l’arma preoccupante del complotto e delle trame di Stato, con quelle strane letterine che non esistevano fino a ieri, ma che vengono fatte apparire alla bisogna, con nervosismi e crepature dentro il Governo che fanno correre il Cavaliere a mettere pezze, finche dura. Di fronte a tutto questo il rilancio della lotta coerente e democratica in difesa del mondo del lavoro e della democrazia è dovere di tutte le forze democratiche del Paese, di quelle che già hanno deciso di mettersi in gioco e di quelle che ancora non hanno deciso o capito che cosa devono fare.
Giovanni Bonometti Segretario provinciale PRC |
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