«Ma Dante Gervasini non fu ucciso dai partigiani»

Qualche puntualizzazione, dopo il raid neofascista alla Festa dell'Unità

Riceviamo e pubblichiamo

Dante Gervasini non fu ucciso dai partigiani. Cadde "primo varesino nella difesa di Roma" come scrissero tronfie le gazzette dell’epoca, non molto diverse in verità da alcune di oggi, nel tentativo di contrastare l’avanzata alleata. A lui nel luglio 1944 con la militarizzazione del Partito repubblicano fascista fu intitolata la fantozzesca XVIa Brigata Nera che diventò feroce quando fu assorbita dalla 35a Brigata Nera "don Emilio Spinelli" di Arezzo salita al Nord e acquartieratasi al Rosetum di Besozzo. Allora cominciarono i guai perché i toscani impressero la svolta. Il fratello di Dante, Franco Gervasini, milite della stessa, venne fucilato il 28 aprile 1945, questo si dai partigiani, sul muro laterale delle Bettole con il capo della provincia Enzo Savorgnan (quello dei fratelli Cervi), il comandante della Brigata Nera Leopoldo Gagliardi e altri 4 fascisti. Lì il 7 ottobre era stati massacrati dai fascisti della Gnr Copelli, Trentini, Ghiringhelli. Altri fascisti vennero fucilati il pomeriggio a Loreto dove era stato ucciso Marcobi. Questo per la storia. Sul resto preferisco tacere. Sento taluni che, svegliati di soprassalto, gridano all’infamia, pronti fra poche ore a ricadere nel sonno quotidiano. La malattia non ha mai avuto interruzioni. Pochissimi hanno tentato di combatterla. Altri hanno finto. Ora la malattia che va ben al di là delle scritte apologetiche, dilaga. 

Con i più cordiali saluti, 
Franco Giannantoni

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Pubblicato il 02 Luglio 2002
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