La neve ad agosto? Legambiente non la vuole
Ancora polemiche per l'incidente alla Sgim. Gli ambientalisti chiedono le dovute precauzioni per evitare nuovi pericoli di dispersione
Non si placano le preoccupazioni e le critiche sollevate dopo la "nevicata di agosto", causata da una fuoriuscita di carbonato di calcio dalla Sgim, lo stabilimento chimico che ha sede ad Angera. La nuvola di polvere nella notte fra sabato e domenica ha invaso l’abitato che circonda la fabbrica, imbiancando case, giardini e macchine. Dovuto ad una rottura della tubazione che conduce il prodotto ai silos (nella foto) alti una trentina di metri, l’incidente aveva destato una certa preoccupazione, oltre che disagi fra i cittadini della via San Martino. E non sono bastate le rassicurazioni della Società generale per la Magnesia. Neppure l’assemblea svoltasi lunedì mattina nello stabilimento, in cui il direttore generale Diego Dal Puppo ha incontrato i residenti della zona, ha messo a tacere tutti i malumori. Legambiente, con una nota diffusa oggi, ha raccolto le preoccupazioni maggiori, riportando in primo piano disagi visuuti dai cittadini angeresi del rione di via san Martino, che convivono con lo stabilimento chimico che fa parte del Gruppo Solvay.
Ritornando all’incidente dell’altra notte Legambiente fa notare che nonostante le piogge il carbonato di calcio ha continuato a restare sulle superfici con le quali è venuto a contatto. Lo testimonia anche un filmato realizzato da Renato Bassetti, un cittadino della zona (dal quale sono state tratte le fotografie). Ma è soprattutto sull’innocuità del prodotto che si concentrano i principali dubbi della sezione angerese del Cigno Verde, che ha attentamente letto la scheda di sicurezza del prodotto. Se è vero che la scheda dice che il carbonato di calcio non è dannoso, ci sono però altre indicazioni che per l’associazione devono far pensare. «La scheda dice anche che in caso di spandimento accidentale di prodotto occorre raccoglierlo, metterlo in un recipiente ed inviarlo ad una discarica per rifiuti industriali, pulire abbondantemente la zona con acqua ed evitare il contatto con acidi, evitare di scaricare in fogna, mentre per la protezione respiratoria consiglia una maschera anti-polvere dotata di filtro e in caso di contatto con gli occhi, è necessario lavare con acqua corrente per qualche minuto, mantenendo le palpebre ben aperte, ma si fa anche notare che la stessa non è esaustiva».
E per la Sgim c’è l’esortazione a prendere tutti i provvedimenti per eliminare nuovi pericoli di fuoriuscita di qualsiasi materiale, visto che la fabbrica è inserita in un tessuto urbano e non lontano da un ospedale. Visto anche che il suo obiettivo è quello di raggiungere la certificazione ambientale secondo la norma internazionale ISO 14001 «Ci chiediamo se fino allora esisterà pericolo di altri incidenti e se una piu’ attenta manutenzione e monitoraggio degli impianti, magari utilizzando materiali idonei al trasporto in pressione del carbonato di calcio, avrebbe evitato disagi ai cittadini ed agli stessi lavoratori dello stabilimento».
L’ultimo invito rivolto alla società è quello di istituire un numero verde per casi di emergenza. «Provvedimento – scrive ancora Legambiente – che dovrebbe prendere anche l’Amministrazione Comunale visto che non esiste in Angera un gruppo di protezione civile». Come si ricorderà l’allarme era stato dato da un cittadino rivoltosi ai Carabinieri.
Alle preoccupazioni gli ambientalisti aggiungono anche le precisazioni. «La dispersione ha interessato alcune centinaia di metri attorno allo stabilimento, e non decine come indicato dalla direzione dell’azienda, la polvere, nonostante la pioggia è arrivata anche nei pressi dell’ospedale Carlo Ondoli.».
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