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E’ finita nella maniera che tutti temevano e nessuno sperava: la Multipla, la storica azienda tessile di Germignaga, per il cui salvataggio si sono battuti fino all’ultimo i lavoratori, non c’è più. L’8 agosto scorso, con una decisione repentina, il tribunale di Varese ha dichiarato il fallimento dell’azienda, ritenendo che non ci fossero più i presupposti per continuare a tenere in vita l’attività. Si apre adesso un periodo di difficoltà per i circa 40 dipendenti che ancora risultano in forza alla Multipla: per ora si prospettano o il periodo di mobilità (e il conseguente licenziamento) oppure alcuni mesi di cassa integrazione nella speranza che qualcuno si faccia avanti e rilevi in blocco l’azienda pagando nel contempo tutti i creditori. Fino all’ultimo si era sperato in un esito diverso; da un lato i lavoratori avevano per mesi presidiato la fabbrica giorno e note, impedendo in tal modo che venisse smantellata o che venissero venduti i telai che ancora si trovano nei capannoni. Dall’altro in tribunale si è giocata una estenuante trattativa per evitare il crack; a fine luglio i titolari della Multipla sembravano aver spuntato una soluzione di compromesso: affidamento dell’azienda a un manager nominato dal tribunale e conseguente periodo di amministrazione controllata con "moratoria" sui debiti. Perché ciò accadesse era però necessario il deposito di una forte cauzione da parte della proprietà, circostanza che non si è verificata facendo scattare di conseguenza la sentenza di fallimento, dichiarato dal giudice Marco Lualdi. Nel frattempo il patrimonio professionale del cotonificio si era andato progressivamente impoverendo: perdita di clientela, deperimento dei macchinari, dipendenti in fuga tanto che in pochi mesi circa 80 operai avevano dato le dimissioni. Si chiude in questo modo la parabola quasi centenaria di una fabbrica storica del Luinese, che per decenni era stata conosciuta da tutti col nome di cotonificio Stehli. Con il fallimento ora tutti i beni della Multipla saranno posti in vendita per sanare i debiti: stipendi delle maestranze, fornitori, banche. Resta da stabilire anche che cosa ne sarà nell’enorme immobile che è stata la sede della fabbrica; la parola da questo punto di vista passa adesso al consiglio comunale di Germignaga.
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