Uno sviluppo per Varese è possibile?

I due direttori di Cna e Confesercenti analizzano il futuro della città giardino con una riflessione sul decollo operativo del Piano strategico. L'analisi, fatta un anno fa, è ancora attuale

Un anno è passato ma nulla è cambiato. Questo il primo commento che viene spontaneo dopo la lettura del documento sull’ "Attrattività e accessibilità nell’area Varesina" scritto a due mani da Gianni Mazzoleni, direttore della Cna, e da Gianni Lucchina  direttore generale della Confesercenti. 
A distanza di un anno quell’analisi non ha perso freschezza e neppure attendibilità.
I due direttori partono da quelle che furono le ricchezze della Città Giardino ai tempi d’oro di inizio Novecento per suggerire che da quel passato ci si deve affrancare per la ragione principale che è cambiato il turismo stanziale di un tempo. 
«La realtà con cui ci si deve confrontare, nella fase di analisi della situazione e più ancora in quella di elaborazione delle proposte, è che oggi l’area varesina non figura nelle guide turistiche se non incidentalmente, è immeritatamente esclusa dai circuiti turistici e culturali che contano ed è di conseguenza scarsamente conosciuta ed apprezzata per quelle bellezze artistiche e naturali che pure non mancano».
Gli eventi dell’ultimo anno parlano soprattutto di studi di fattibilità che non fanno altro che elencare le priorità infrastrutturali che sono, poi, solo proposte di completamento e di razionalizzazione di opere già esistenti, mettendo a nudo le difficoltà di individuare strategie realmente innovative.«Ci si dovrebbe rendere conto che una questione che è destinata, per forza d’inerzia generata da condizioni esterne sulle quali non è pensabile intervenire, ad aggravarsi giorno dopo giorno non può essere affrontata con i tempi, le liturgie e le logiche di un dibattito accademico». Il discorso si riferisce alle tante incompiute che vanno dal sistema tangenziale, al collegamento tra Iper e Ponte di Vedano, al raccordo tra l’autostrada e i valichi, ed altre ancora.
Varese ha bellezze e attrattive che effettivamente potrebbero collocarla all’interno dei circuiti turistici. Ma per far ciò occorre prima capire come organizzare, promuovere e far funzionare  il "sistema attrattivo".«Di sicuro non ci si potrà limitare a piccoli accorgimenti né tanto meno a interventi di facciata e superficiali quali il riconoscimento dell’etichetta di città turistica o la creazione di improbabili marchi distintivi» Viceversa si deve ragionare nella logica di una cultura dell’accoglienza il più possibile completa per adeguare l’offerta alle esigenze dei potenziali fruitori. «Interventi semplici o complessi, ma comunque impegnativi perché chiamano in causa la possibile voglia di risveglio di un territorio che, nonostante le potenzialità, se si limiterà a muoversi con interventi estemporanei, perderà definitivamente, un po’ per presunzione e un po’ per abitudine, quello che potrebbe essere l’ultimo treno».

ATTRATTIVITA’ ED ACCESSIBILITA’ NELL’AREA VARESINA: da punti di debolezza a possibili strumenti di sviluppo

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Pubblicato il 19 Settembre 2002
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