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Un vecchio stabile, un ex magazzino in via Peschiera alla periferia della città (nella foto). All’imbrunire i fedeli arrivano alla spicciolata, chi in bicicletta, chi in motorino. All’ultimo piano si tiene la preghiera della sera. Sulle scale la voce di Muhammad Maffudi, Imam della moschea di Gallarate, riecheggia suadente. Sembra tutto tranquillo, ma in realtà il fuoco della polemica su quella moschea brucia da parecchio tempo, alimentato dalle interrogazioni in consiglio comunale della Lega Nord. Maffudi che cosa pensa delle polemiche che hanno coinvolto la vostra moschea? «Io ho letto l’articolo del consigliere della Lega Nord sul giornalino comunale. È da 4 anni che stiamo qui a Gallarate in via Peschiera e abbiamo cercato di comportarci come si deve. Noi vogliamo rispettare ed essere rispettati. Capita ogni tanto qualche problema con il parcheggio, puo’ essere che una macchina puo’ dare fastidio e i vicini chiamino il sindaco o i vigili. Però non vedo altri problemi» Che cosa fate qui oltre a pregare? «Qui è un posto di educazione e di culto. Si fanno lezioni di arabo e Corano ai ragazzi che frequentano le scuole italiane» Quanti musulmani frequentano la moschea? «Nel corso della settimana vengono fino a 150 persone. In occasione delle feste si arriva a quasi 500. Con la fine del periodo del Ramadan arriviamo quasi a mille». Da quanto tempo è in Italia? «Da 12 anni» Si sente accolto? «L’Imam come qualsiasi altro cittadino musulmano che è venuto qua a vivere, a volte si sente non inserito al cento per cento nella società. La gente senza pregiudizio non trova difficoltà a discutere, a dialogare e a vivere con te. Quelli che vedono del male, no. Da parte nostra ci sforziamo di far capire la nostra cultura e che siamo sulla terra di Dio per convivere in pace. Uno straniero che è lontano dalla sua terra sente una mancanza , una nostalgia, della terra e della famiglia e non importa se è un Imam o un qualsiasi altro immigrato. Noi ci auguriamo di trovare questo calore nella società in cui viviamo e nel rispetto degli altri» Recentemente il consigliere Giampiero Reguzzoni ha chiesto la reintroduzione del crocifisso nelle scuole. Che cosa pensa in proposito? «Io non so di che cosa tratta esattamente la richiesta fatta dal consigliere. Noi non vediamo nessun problema a convivere con più culture diverse, musulmane e non musulmane. La nostra educazione islamica ci impone di ascoltare gli altri e di rispettare gli altri per facilitare l’incontro. Non vedo alcun ostacolo nel dialogo tra diverse culture». Qui a Gallarate sono stati arrestati dei tunisini sospettati di appartenere all’organizzazione di Al Qaeda. È possibile che l’Imam, il responsabile della comunità islamica, non conoscesse certi personaggi? «Non possiamo distinguere o conoscere tutti i fedeli che frequentano la moschea. Il primo compito dell’Imam è dare un’educazione giusta, spiegare bene i versetti del Corano e quindi evitare interpretazioni sbagliate. La moschea è un luogo aperto a tutti i servi di Dio e un Imam non puo’ sapere chi fa parte di altri gruppi. Dentro la moschea i fedeli si comportano con rispetto, praticando il vero Islam, che significa pace». Cosa è cambiato per voi dopo l’11 settembre? «Il cambiamento è stato notevole dal punto di vista politico. Oggi però la gente ha cominciato a capire un po’ di cose sulla storia dell’11 settembre, c’è più chiarezza. Noi musulmani dobbiamo sforzarci di far capire la nostra cultura, rispettando la legge del luogo in cui viviamo, per far capire che anche noi siamo umani ».
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