«Nel carcere c’è un clima di intimidazione»
Martina (Prc) denuncia i provvedimenti disciplinari a carico dei promotori della protesta di settembre
«Nel carcere c’è un clima di intimidazione». È la denuncia di Giovanni Martina, consigliere regionale di Rifondazione Comunista (nella foto in basso), che questa mattina ha visitato il penitenziario di via per Cassano. Lo hanno riferito all’esponente politico i carcerati che a settembre erano stati i promotori della protesta che si era svolta a livello nazionale. Per loro ci sono stati provvedimenti disciplinari che si sono tradotti dai cinque ai dieci giorni di isolamento. Hanno assunto un atteggiamento irrispettoso e provocato danneggiamenti: in questo modo la direzione ha motivato le sanzioni. «Così è a rischio la protesta in programma per l’undici novembre sul provvedimento dell’indulto, poiché i detenuti si sentono minacciati». Insieme alla mancanza di dialogo con la direzione, è questa l’annotazione più forte emersa durante la nuova ricognizione nel carcere.Quattrocento detenuti di cui centocinquanta definitivi e la metà stranieri per una capienza massima di duecentottantasei posti, sono i numeri di un carcere notoriamente sovraffollato, con le carenze che ne seguono. Come quella sanitaria, che amplifica i tempi di attesa per una visita specialistica. «Questa mattina ho parlato con un uomo che ha due ernie al disco e un problema ad una vertebra e aspetta da quattro mesi una visita ortopedica» ha raccontato il consigliere, che ha interrogato la direzione sulla possibilità di convenzioni con medici specialisti.
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«Nel carcere c’è un clima di intimidazione». È la denuncia di Giovanni Martina, consigliere regionale di Rifondazione Comunista (nella foto in basso), che questa mattina ha visitato il penitenziario di via per Cassano. Lo hanno riferito all’esponente politico i carcerati che a settembre erano stati i promotori della protesta che si era svolta a livello nazionale. Per loro ci sono stati provvedimenti disciplinari che si sono tradotti dai cinque ai dieci giorni di isolamento. Hanno assunto un atteggiamento irrispettoso e provocato danneggiamenti: in questo modo la direzione ha motivato le sanzioni. «Così è a rischio la protesta in programma per l’undici novembre sul provvedimento dell’indulto, poiché i detenuti si sentono minacciati». Insieme alla mancanza di dialogo con la direzione, è questa l’annotazione più forte emersa durante la nuova ricognizione nel carcere.
I detenuti hanno dato voce anche ad altro. C’è la carenza di farmaci, ma soprattutto di educatori e di figure in grado di completare le pratiche per ottenere i provvedimenti alternativi. «Le relazioni sulla condotta dei detenuti, necessarie per ottenere pene alternative, si aprono ma non si chiudono e le relazioni ai magistrati di sorveglianza non arrivano mai».





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