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Sette miliardi di lire per acquistare l’ex seminario di Masnago, ma a un anno di distanza l’enorme struttura non decolla. Due i punti dolenti per i varesini che amano lo storico parco: una manutenzione approssimativa e la mancanza di una precisa vocazione. Una villa, una dacia in legno e un giardino pregevole attendono dunque che il Comune dia un colpo di acceleratore. Domenica scorsa la villa ha ospitato una mostra micologica, ma è chiaro che non si potrà andare avanti a lungo con iniziative estemporanee.
Molti masnaghesi hanno però notato uno stallo nei lavori di cura del parco. Il giardino soffre di scarsa cura, i vialetti sono rimasti come erano un anno fa, alcuni pali della luce hanno perso i fili. I vetri del porticato della villa sono stati rotti in più occasioni e, come segnalato nella nota "A Margine", solo la buona volontà di un gruppo di appassionati ha evitato uno spettacolo di incuria al pubblico della mostra dei funghi. L’aspetto più preoccupante, sul versante sicurezza, è però l’incursione notturna, probabilmente ad opera di disperati. Particolare svelato dalla scoperta di materassi al piano superiore. Ma basta visitare anche le altre costruzioni in muratura all’interno de parco per rendersi conto che tutte le porte, nonostante i sigilli apposti dal comune, sono state in qualche modo forzate. Se un varesino decidesse di effettuare una passeggiata si renderebbe subito conto della situazione di stasi, anche se l’ambiente è ancora suggestivo e dignitoso, ben lontano da poter essere definito come un luogo degradato. Nonostante questo, a tutt’oggi manca un progetto per far vivere Villa Baragiola. La semplice apertura del cancello non è infatti abbastanza. A che cosa valeva, altrimenti, soffiarlo alla curia o ai privati, se il comune deve tenere un profilo così basso? Domande che cominciano a serpeggiare nel quartiere e nella città. Il nuovo parco ha infatti suscitato molte speranza. Per adesso è il momento delle curiosità: insieme alle piante convivono infatti due orti privati, una cabina del telefono e una fermata del bus dell’Avt.
Molte speranze suscitarono, qualche anno fa, anche la possibilità di utilizzare il cinema Rivoli e prima ancora la palazzina di via Copelli. I soldi per il primo sono arrivati e i lavori della seconda sono quasi terminati, ma a fronte di un forte impegno finanziario, rimane la sensazione che siano luoghi sprecati, senza un guizzo, un’idea forte per farli pulsare. La città soffre da tempo di una difficoltà di natura culturale: si muove, ma non riesce a progettare sul serio.
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