«Potrebbe uccidere ancora» Resta in carcere la matricida

Ida Lardini ha compiuto due tentativi di soffocare la madre malata

Ida Lardini, la donna che sabato scorso a Travedona ha ucciso la madre Giuseppina Brusati, invalida e gravemente malata di 82 anni, deve rimanere in carcere "perché potenzialmente potrebbe uccidere ancora". Con questa formula stamattina il giudice per le indagini preliminari di Varese, Ottavio D’Agostino, ha convalidato l’arresto della Lardini, accusata di omicidio volontario. La decisione è arrivata al termine di un breve interrogatorio nel corso del quale l’indagata ha sostanzialmente confermato le motivazioni del delitto, aggiungendo alcuni particolari alla ricostruzione. «L’ho fatto perché non sopportavo più di vedere la mamma in quelle condizioni ma anche perché la situazione era diventata una sofferenza per me» questo in sintesi quanto sostenuto dalla Lardini davanti al giudice. 
Come è noto, la vittima da oltre quattro anni era inchiodata su una sedia a rotelle, resa completamente inferma da una grave forma di arteriosclerosi e ormai incapace anche di parlare o di mangiare da sola. Per tutto questo periodo Ida e la sorella Giancarla, entrambe rimaste senza lavoro, si sono dedicate alle cure dell’anziana madre. Sabato mattina Ida, una volta rimasta sola in casa con la madre, l’ha soffocata usando un asciugamano e un cuscino. Secondo quanto emerso dall’interrogatorio la matricida avrebbe tentato una prima volta quella stessa mattina di uccidere l’anziana, desistendo però dal tentativo dopo pochi istanti. Ida a quel punto si è fatta una doccia e subito dopo ha riprovato, questa volta andando fino in fondo. Giuseppina Brusati, semiaddormentata o incosciente, non si sarebbe accorta di nulla. Al rientro della sorella le ha confessato tutto e subito dopo si è consegnata ai carabinieri.

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Pubblicato il 20 Novembre 2002
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