Sicurezza nei luoghi di lavoro? È ancora lontana

Un'indagine condotta livello nazionale dalle Asl cerca di capire se la legge 626 è stata recepita e in che modo

Varese, come la Lombardia, come l’Italia, ha ancora evidenti lacune in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro. Da un’indagine condotta a livello nazionale, è emerso che la cosiddetta "legge 626", che rivoluziona il modo di operare per la tutela dei lavoratori, non è ancora stata recepita appieno nella sua filosofia. 
Per la prima volta, si è cercato di verificare se una legge, al di là dei risultati conseguiti, fosse stata effettivamente applicata. Il monitoraggio, condotto dalle Aziende Sanitarie locali, ha coinvolto nella nostra provincia 150 ditte, di diverse categorie  e di tutte le dimensioni: escluse solo quelle con meno di cinque dipendenti. Ispettori Asl si sono presentati con un questionario che è stato sottoposto a tutti gli attori individuati dalla normativa del ’94: il datore di lavoro, 
il responsabile del servizio prevenzione e protezione, il medico competente e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Con gli intervistati sono state affrontare le varie procedure richieste dalla legge e sono state verificate le applicazioni pratiche.

È emerso che il dettato legislativo ha solo avuto una ricezione formale e non pratica: «Quello che ci preoccupa maggiormente di questo dato – commenta Crescenzo Tiso, responsabile del Servizio di Igiene e Sicurezza del Lavoro – è la scarsa formazione e la poca informazione dei lavoratori.  Inoltre in circa un terzo delle ditte ispezionate è assolutamente inadeguata l’organizzazione del sistema della prevenzione per quello che riguarda la definizione dei compiti».
Critiche sono soprattutto le posizioni del Rappresentante dei Lavoratori della Sicurezza e del Rappresentante del Servizio Prevenzione e Protezione che spesso non vengono coinvolti attivamente.

«Da una serie di indagini che abbiamo effettuato a livello sindacale – conferma Sergio Moia, segretario della Cisl Varese Laghi- emerge la solitudine del rappresentante dei lavoratori. La sua figura, in una ditta, esiste ma è assolutamente isolata da ogni tavolo decisionale».
626 da bocciare, dunque? Dipende: il bicchiere è sempre mezzo pieno e mezzo vuoto a seconda di chi lo guarda.
Per i sindacati, infatti, l’indagine, seppur marginale, è comunque un campanello d’allarme su una situazione che merita di essere sviscerata a fondo: «Dal mese prossimo – rivela Moia –  partiremo anche con vertenze sindacali in quelle aziende, soprattutto di piccole dimensioni, dove gli accordi sindacali in materia sono ancora lettera morta».
Più ottimista è apparso il rappresentante di Univa, Zeppa, secondo il quale le percentuali evidenziano un buona volontà da parte dei datori di lavoro, anche se la metodologia adottata non sempre è stata la più consona «L’83% delle imprese intervistate ha eletto il rappresentante dei lavoratori: il suo ruolo, forse, andrebbe approfondito meglio, ma è già un risultato. Quanto alla formazione del personale, in effetti, esiste qualche problema. Ma in questo ambito vale la pena ricordare che quando si parla di sicurezza dobbiamo considerare tutti gli attori. Ci deve essere una sinergia tra datori e lavoratori perché tutti facciano la propria parte».


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Pubblicato il 07 Novembre 2002
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