Tifosi violenti allo stadio, al comune niente risarcimento

Tafferugli durante una partita col Como: Palazzo Estense aveva lamentato un "danno all’immagine della città"

Il Comune di Varese non ha diritto a un risarcimento per "danno all’immagine" procurato dagli ultras violenti del calcio. Lo ha stabilito questa mattina il tribunale di Varese al processo che vede imputati 31 tifosi biancorossi, protagonisti di gravi disordini nel ’99 in occasione di un incontro disputato al Franco Ossola contro il Como. Palazzo Estense, attraverso l’avvocato Maurizio Bernasconi, aveva chiesto di costituirsi parte civile contro le frange violente del tifo: i tafferugli scoppiati fuori dello stadio e proseguiti anche in altre zone della città, avevano secondo il legale messo in cattiva luce l’immagine di Varese davanti a tutta l’Italia (le tv e i giornali avevano ampiamente raccontato la giornata): una richiesta inedita, che non ha precedenti ma che era stata tentata per scrollare di dosso a Varese la nomea di "patria" dei violenti. I difensori dei giovani imputati hanno controbattuto sostenendo che la richiesta non aveva fondamento: qualunque episodio che viola il codice penale, dovesse essere applicato questo criterio potrebbe dare luogo a un risarcimento per danno all’immagine. Il giudice ha respinto la richiesta dal Comune ma non sono state al momento specificate le motivazioni; a Palazzo Estense verranno risarciti solo i danni materiali (distruzione di cassonetti dell’immondizia e cartelli stradali) provocati dagli scontri. Il processo intanto prosegue ma per molti dei 31 imputati le accuse dovranno considerarsi prescritte.

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Pubblicato il 06 Novembre 2002
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