Sequestrano i dipendenti e rapinano la posta

Ennesimo colpo negli uffici postali di via Mazzini e sotto accusa finiscono le telecamere oscurate per motivi di privacy

Legati e tenuti sotto il tiro di una pistola, mentre si consumava l’ennesima rapina all’ufficio postale centrale di Busto Arsizio. Non è la prima volta, ma in questa occasione c’è stato il sequestro dei dipendenti, tenuti in ostaggio da tre malviventi, che ieri sera, mercoledì 11, hanno fatto il colpo in via Mazzini. Hanno portato via diecimila euro. E ora sotto accusa finiscono le misure di sicurezza degli uffici. In particolare il dito delle forze dell’ordine è puntato su quelle telecamere a circuito chiuso oscurate in seguito ad una battaglia sindacale che rivendicava la privacy dei dipendenti.
Erano circa le otto e mezza, quando in tre, mascherati in volto, hanno bloccato gli ultimi impiegati mentre uscivano dall’ingresso posteriore dello stabile. Insieme a loro c’era anche la vicedirettrice. Tutti e cinque sono stati costretti a fare marcia indietro e a rientrare negli uffici. Una volta dentro, gli impiegati sono stati legati e mentre uno dei banditi li teneva sotto il tiro della pistola, gli altri due, anch’essi armati, scendevano nel caveau con la vicedirettrice. Sotto la minaccia della pistola, la donna ha indicato le combinazioni per aprire la cassaforte più piccola. Impossibile aprire la più grande, temporizzata e la cui apertura è prevista solo la mattina. I rapinatori si sono accontentati. Hanno prelevato contanti e valori e bollati per un valore di diecimila euro. Poi hanno raggiunto gli altri e dopo avere legato la direttrice e messo nelle borse il bottino, sono fuggiti.
Solo dopo qualche tempo i malcapitati sono riusciti a divincolarsi dal nastro adesivo che cingeva loro polsi e caviglie. Alla fine sono riusciti a dare l’allarme, ma era troppo tardi. I banditi avevano già fatto perdere le loro tracce.
Sul posto è intervenuta la volante del commissariato. Dopo l’ennesimo episodio, aggravato in questa circostanza dal sequestro, il vicequestore Luigi Mauriello questa mattina ha svolto un sopralluogo dove ha constatato l’inadeguatezza delle misure di sicurezza presenti negli uffici. L’allarme che non funziona, misure non adeguate e poi quelle telecamere a circuito chiuso oscurate per motivi di privacy dopo una battaglia sindacale condotta dai dipendenti. Una situazione insostenibile per il commissariato che in una nota ha fatto presente alla direzione centrale le condizioni di sicurezza praticamente inesistenti negli uffici.


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Pubblicato il 12 Dicembre 2002
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