In balia delle supposizioni degli scienziati
Varese - Limitazioni della libertà e cambiamenti di stili di vita non possono salvarci dall'inquinamento atmosferico. Questa la tesi sostenuta dal professor Armocida che contesta l'attuale approccio politico-scientifico
Tempo fa, ai semafori cartelli stradali invitavano a spegnere il motore in caso di soste prolungate. Quei cartelli oggi sono per lo più spariti: è stato dimostrato che il momento dell’accensione è il più inquinante. Mondo scientifico dietro front, si cambiano direttive.
Proprio questa evoluzione del pensiero scientifico, che impone nuovi comportamenti, è alla base della condanna dell’attuale politica, per sconfiggere l’inquinamento atmosferico, sostenuta dal professor Giuseppe Armocida, storico e direttore del Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica dell’Università: «I provvedimenti che vengono adottati per contenere il PM10 – spiega Armocida – sono lesivi della libertà del singolo cittadino. Oggi, in periodo di targhe alterne, siamo costretti ad alzarci tre ore prima per andare al lavoro perchè la nostra unica vettura ha una targa che non va bene. La trovo una misura discriminatoria. Domani, gli scienziati cambieranno idea: la circolazione tornerà libera ma si inventeranno qualche altra misura restrittiva».
Ciò che contesta il professor Armocida è il nuovo corso della scienza: non padroneggiando più le cause delle patologie, ci si accontenta di classificare i “fattori di rischio” per studiare quali elementi della qualità della vita e quali elementi dell’organizzazione sociale possono influire sul prevalere di certe malattie. Nella sanità pubblica sembra prevalere una mentalità attenta soprattutto alla dimensione dei rischi.
E così sulle supposizioni si creano modelli comportamentali e stili di vita, che nell’arco di qualche anno vengono stravolti completamente.
Proprio sul tema delle polveri sottili, la scienza fino ad oggi ha evidenziato un nesso di causalità debole con le malattie: in particolare non è ancora stato chiarito il meccanismo biologico che innesca la patologia. Ci sono studi statistici in base ai quali si è osservato che episodi acuti di inquinamento atmosferico con significativa presenza di PM10 determinano un incremento della mortalità giornaliera. Ma il risultato è stato evidenziato anche in presenza di concentrazioni relativamente basse.
La tesi del professor Armocida, comunque, non mira a contestare la prevenzione, ma solo l’approssimazione delle misure assunte giorno per giorno. «Si dovrebbe attuare una politica seria che punta ad eliminare veramente le fonti di PM10. L’amministratore dovrebbe agire come ” il buon padre di famiglia” soppesando le certezze della scienza, differenti dalle verità. Le persone sono adulte e vanno educate in modo scientifico».
Nel campo dell’inquinamento, per esempio, il testo “Medicina delle comunità” che porta la firma di Giuseppe Armocida, Giovanni Rulli e Renato Soma e che è stato distribuito a tutti i comuni della provincia, sottolinea, riprendendo il tema della mancanza di una vera politica di abbattimento dei fattori inquinanti, la mancata applicazione del Protocollo di Kyoto del ’97, per stessa volontà dei principali Stati inquinanti, vedi USA.
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