Ivana Perusin: “Turismo record e rigenerazione: Varese non è più una città di passaggio”

Dieci anni in amministrazione, tre figli e una carriera lasciata in multinazionale. Ivana Perusin parla delle sfide della città: imprese, turismo in crescita e collegamenti più rapidi con Milano

Varese - centrosinistra

«Se potessi fare un miracolo? Vorrei una metro Varese-Milano che ci portasse nel capoluogo lombardo in mezz’ora».

Ivana Perusin oggi è vicesindaca di Varese con diverse deleghe legate al mondo delle imprese e ai servizi per il turismo e Marketing. Prima di entrare stabilmente nell’amministrazione cittadina ha lavorato per oltre venticinque anni in una multinazionale come Whirlpool. Nel suo profilo ufficiale compare anche un tema che attraversa tutta la sua storia personale: la promozione della leadership femminile e l’equilibrio tra lavoro e famiglia. Nell’intervista con lei partiamo.

Partiamo da una domanda personale: quanti figli ha?

«Ho tre figli, Mattia di 30 anni, Emma 12 e Bianca 9. Quando sono entrata nella mia prima esperienza amministrativa, circa dieci anni fa, aspettavo la più piccola. Questo significa che mi sono trovata fin da subito a tenere insieme tre dimensioni molto impegnative: il lavoro in azienda, il ruolo nell’amministrazione comunale e la famiglia».

Come si riesce a conciliare tutto questo?

«La verità è che non sempre si può. A un certo punto bisogna fare delle scelte. Non puoi essere dirigente in una grande multinazionale, amministrare una città di 80mila abitanti e allo stesso tempo avere una famiglia con tre figli. Anche con tutto il sostegno possibile, diventa impossibile. Per questo dopo qualche anno ho deciso di lasciare Whirlpool e dedicarmi a tempo pieno all’attività amministrativa. Questo lavoro richiede presenza: non puoi fare l’assessore per due ore al giorno. Devi essere in Comune, ma soprattutto devi vivere la città».

Che cosa le ha dato la forza di fare questa scelta?

«Avevo lavorato per 25 anni in giro per l’Europa in un ambiente multinazionale molto stimolante, che mi ha dato tantissimo dal punto di vista professionale. Però mi mancava la quotidianità, la vita vera delle persone. Sentivo il bisogno di mettere a disposizione della mia città le competenze che avevo maturato. Vendere lavatrici — per quanto sia un prodotto importante — non è la stessa cosa che lavorare su decisioni che impattano sulla vita dei tuoi figli, dei tuoi vicini di casa, della comunità in cui vivi. Questa dimensione mi ha appassionato molto».

Se potesse realizzare una sola misura concreta per migliorare la vita delle famiglie, quale sarebbe?

«Fare una metropolitana Varese–Milano che in trenta minuti ti porti in centro. Varese è una città dove si vive molto bene: è verde, la qualità dell’aria è buona, i servizi sono di alto livello. Il problema è che molti giovani, dopo gli studi, per trovare un lavoro qualificato devono andare via e Milano è una calamita. Il punto è che la vita milanese non è semplice, soprattutto per le famiglie. Se potessimo collegare velocemente le due città, le persone potrebbero lavorare a Milano e vivere qui, mantenendo una qualità della vita molto più alta».

Commercio e quartieri: «Serve prossimità»

A Varese operano quasi 9 mila imprese, leggermente più che prima del Covid. Che cosa emerge dal nuovo piano del commercio?

«L’analisi mostra una caratteristica particolare della città: al di fuori del centro storico la densità abitativa è piuttosto bassa. Questo rende difficile sostenere il commercio di prossimità nei quartieri. Allo stesso tempo però il numero di attività commerciali in queste zone è molto limitato, quindi esiste uno spazio potenziale per nuovi servizi. Stiamo sperimentando modelli diversi: piccoli negozi di prossimità o posteggi isolati per venditori ambulanti stabili che possano servire i quartieri. Un esempio è il banco di frutta e verdura davanti alla Kolbe: funziona molto bene e dimostra che questo tipo di servizio è utile».

Il mercato in centro resta una scelta strategica?

«Sì. In tutta Europa le città che avevano spostato i mercati fuori dal centro stanno tornando indietro. Il mercato non è solo commercio: è un elemento di attrattività urbana, crea movimento e vitalità».

Spazi sfitti e rigenerazione urbana

Un’altra leva importante riguarda il recupero degli spazi inutilizzati.

«Nel nuovo PGT abbiamo introdotto una norma che permette di cambiare destinazione d’uso senza oneri — da commerciale ad abitativo, turistico o viceversa — purché non aumenti il carico urbanistico. È una grande opportunità per rigenerare spazi oggi vuoti e ridare loro una funzione. La città non ha bisogno di espandersi ma di «ricompattarsi», valorizzando ciò che già esiste».

Il turismo  è un’altra sua delega amministrativa. In questi anni sta crescendo molto: che città turistica immagina per Varese?

«I numeri parlano chiaro: nel 2022 avevamo circa 238 mila presenze turistiche. Nel 2025 supereremo probabilmente le 360 mila. È un aumento di circa il 50 percento. La crescita riguarda soprattutto l’extra alberghiero. Ma la cosa importante è che vediamo una presenza sempre più fatta di nazionalità straniere che ormai sono oltre il 50 percento. Noi non siamo in una situazione di overtourism: possiamo ancora crescere senza compromettere la qualità della vita dei residenti. La strategia si basa su tre elementi: paesaggio, sport e grandi eventi. Il territorio è naturalmente bellissimo, tra lago e montagna. A questo abbiamo affiancato investimenti mirati come il Palaghiaccio, che oggi ospita eventi internazionali e squadre che si allenano qui tutto l’anno. Lo stesso vale per il canottaggio sul lago di Varese: molte squadre straniere arrivano per allenarsi anche nei mesi invernali, creando una stagionalità turistica molto più lunga».

Come si può rafforzare il rapporto tra università e città?

«Il campus di Bizzozero resta fondamentale, ma è importante che gli studenti vivano anche il centro. Lo studentato nell’area dell’ex Caserma Garibaldi andrà proprio in questa direzione. La caserma non sarà una sede didattica universitaria, ma uno spazio con biblioteca, aule studio e luoghi di incontro aperti agli studenti. Serve poi migliorare i collegamenti tra campus e centro, soprattutto nei momenti della giornata in cui i ragazzi vogliono vivere la città».

A Varese si sente spesso dire che la città non cambia mai. È una critica fondata?

«Io la vedo diversamente. La città è cambiata e continuerà a cambiare. Certo, non è una città di passaggio: se vieni a Varese è perché vuoi venirci. Per questo bisogna lavorare sull’attrattività. Negli ultimi anni abbiamo fatto scelte importanti: il mercato in centro, il recupero della caserma, infrastrutture come Largo Flaiano che hanno migliorato enormemente l’accesso alla città. Cambiare una città significa fare investimenti e avere una strategia. Noi crediamo molto nel modello delle “cinque città” previsto dal PGT: lavoro, servizi, attrattività, qualità della vita».

Qual è la decisione più impopolare che ha preso ma che rifarebbe?

«Probabilmente proprio quella del mercato. Ancora oggi ricevo critiche, soprattutto sull’aspetto estetico. Ma sono convinta che sia stata una scelta giusta. All’interno del mercato ci sono imprenditori con licenze storiche — alcune risalgono addirittura al 1917 — e rappresenta un servizio fondamentale per la città. È un pezzo di storia economica e sociale che abbiamo deciso di difendere».

Il futuro politico

Si parla molto di una sua possibile candidatura a sindaca. È una possibilità reale?

«In questo momento il centro-sinistra sta lavorando prima di tutto sulla coalizione e sul programma. L’obiettivo è costruire un progetto condiviso tra tutte le forze politiche e civiche. Il candidato o la candidata dovrà essere la sintesi di questo percorso. I nomi verranno dopo».

E lei sarebbe disponibile?

«È una riflessione che oggi non ho ancora fatto. Sicuramente molti di noi hanno accumulato in questi dieci anni un’esperienza importante. Vedremo quale sarà la scelta più giusta per la coalizione. Quello che posso dire è che Varese oggi è pronta anche per una sindaca. Non per una questione di genere, ma perché in città la presenza femminile è cresciuta molto: professioniste, imprenditrici, dirigenti, amministratrici. È una città dove una donna potrebbe rappresentare pienamente il territorio».

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Marco Giovannelli
marco@varesenews.it

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Pubblicato il 05 Marzo 2026
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