Racket, il problema è fare i conti con la paura

Provincia – L'estorsione esiste, ma quanto è diffusa? Rispondono associazioni di categoria e l'Associazione antiusura

Se si trattasse di racket sarebbe certo un caso sui generis quello del carrozziere di Vergiate. Nessun avvertimento verbale, nessuna minaccia o richiesta ha preceduto l’incendio doloso che ha coinvolto la sua attività. Ma la reazione c’è e gli fa dire: “Vendo tutto”. Non è meno inquietante, fosse stato anche il concorrente più spietato a giocargli un brutto scherzo.
C’è un problema racket in provincia di Varese? Estorsione, taglieggiato, usura: sono vocaboli dimenticati nei dizionari di commercianti, artigiani ed esercenti. Lo abbiamo chiesto ad alcune associazioni di categoria.
«È un problema latente che non ha una diffusione visibile – commenta Gianni Mazzoleni (Cna) – nell’ultimo periodo sembra che la situazione sia peggiorata, anche se come associazione non abbiamo avuto grosse segnalazioni di minacce o estorsioni, il clima era più preoccupante dieci o dodici anni fa e solo in alcune zone della provincia come il tradatese». Ma la preoccupazione c’è, anche se «non sembrano esserci segnali radicamento del fenomeno estorsivo».
È più categorico Fabio Lunghi della delegazione gallaratese di Ascom. «Fenomeni di questo tipo ci sono e sono sentiti fra gli associati, ad esso dedicheremo un approfondimento, perché è una preoccupazione che sta crescendo». Non esita il portavoce dei commercianti a individuare le origine nei flussi immigratori. «La malavita albanese, curda si organizza e sta generando fenomeni di questo tipo».
La Confesercenti anni fa aveva costituito “S.O.S. Imprese” per aiutare chi fosse caduto vittima dell’usura o del racket. L’associazione esiste tutt’oggi e solo una questione sembra essere certa «Il punto vero del problema è che non si riesce a far emergere la denuncia sia politica che legale – spiega Gianni Lucchina – secondo la mia interpretazione personale questi fatti sono vissuti dai singoli come una vergogna, da tenere nascosta». E sulla consistenza del problema aggiunge che «è meno diffuso rispetto ad altre zone, ma negare che il problema non esista proprio sarebbe da stolti».
Un problema che non raggiunge la denuncia. È un fatto che l’Associazione varesina Antiusura, che si appoggia alla Caritas, abbia ridotto la sua attività. Quando erano partiti, un anno e mezzo fa, i giorni di apertura erano due. Oggi il telefono risponde il martedì mattina. «Noi ci occupiamo di aiutare le vittime dell’usura e coloro che si trovano in difficoltà» spiega Luigi Mombelli responsabile del servizio. Ma le chiamate sono davvero poche. «Io penso che il problema esista, ma occorre fare i conti con la paura».

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Pubblicato il 19 Febbraio 2003
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