Sotto e sopra la strada

L'esperienza di un gruppo di ragazzi italiani a Bucarest

di Luca Gricinella

Durante la notte nelle zone popolari di Bucarest i cumuli di rifiuti si trasformano in falò maleodoranti mentre frotte di cani randagi abbaiano alle macchine e alle persone in transito. Oggi, 14 agosto 2000, lasciamo questa metropoli di cemento dall’aspetto polveroso e dai marciapiedi invasi da cocomeri in vendita a circa 300 £ l’uno. Lo stesso termometro che durante l’inverno scende venti gradi sotto lo zero, ora ne segna trentacinque, così sull’asfalto rimangono le tracce del nostro passaggio. In poco più di due settimane, tramite la Fundatia Parada, i miei cinque compagni di viaggio e io abbiamo conosciuto gli effetti di scelte povere: nel paese dove lo stipendio medio supera appena i cento dollari, troppi genitori hanno deciso di tenere alcuni figli e abbandonarne altri o semplicemente di disfarsene. Raggiunti i diciotto anni, i ragazzi, a norma di legge, vengono cacciati dagli orfanotrofi e buttati in strada; molti scappano prima e, per lo più, arrivano nella capitale. Nove anni fa, Miloud Oukili, ventottenne clown franco-algerino, ha deciso di fermarsi qui per aiutare i ragazzi che vivono sulla strada. Insegnando loro l’arte della clownerie, e con la condizione di non drogarsi più con la colla, molti ce l’hanno fatta e ora vivono negli appartamenti sociali, sono tornati dai loro genitori o si sono creati una vita autonoma: il motto di Parada è "Un naso rosso contro l’indifferenza". Emil, ventuno anni, assistente sociale della fondazione, parla bene italiano, e sarà un punto di riferimento importante per entrare in contatto anche con i gruppi che vivono ancora nei sotterranei, a ridosso delle condutture fognarie. Lui è uno dei responsabili del caravan, furgoncino che tutte le notti si ferma in due o tre zone per portare da mangiare minestra e pane, ed eventualmente, per distribuire medicinali. Rafael, ventunenne, oltre a vivere in un appartamento sociale, riceve un piccolo stipendio da Parada perché comincia ad avere delle responsabilità educative. Anche lui sarà un tramite fondamentale per le traduzioni, la fiducia, e l’esperienza di undici anni sulla strada.

Centro di giorno
Nella sede della fondazione, il "centro di giorno", ogni mattina i ragazzi, ex sulla strada e no, si ritrovano per svolgere gli allenamenti da giocolieri, per disegnare, per partecipare al laboratorio teatrale, per apprendere le nozioni basilari di matematica e lettere, o semplicemente per chiacchierare. Miloud in questi giorni non c’è, non si sa bene quando dovrebbe arrivare, ma il centro è affollato perché i ragazzi sanno che acquistando buona disciplina e costanza di allenamento, prima o poi faranno parte di un gruppo che si esibirà temporaneamente all’estero. Il loro amico francese infatti deciderà chi portare con sé in una delle frequenti tournée in Italia, Francia e Germania. Proprio durante l’ultimo carnevale, nella zona di Venezia, abbiamo passato qualche giorno a contatto con Miloud e una quindicina di ragazzi romeni che, ospitati in famiglie italiane, lo hanno accompagnato. In quei giorni abbiamo iniziato a girare un video-documentario e la prima sera Miloud ci ha detto che per realizzare qualcosa di veramente utile saremmo dovuti andare in Romania. Eccoci qua. Emil vorrebbe portare alcuni di noi da Alex, un ragazzo che vive in strada con la sua famiglia. Rafael va a Dristor e ci chiede chi lo vuole accompagnare. Ci separiamo, andiamo.

Alex 
Alex vive in uno spiazzo all’aperto pieno di sterpaglie e rifiuti ma delimitato da un muro e un cancello fatiscente. Questa è la sua casa, non vuole andarsene, ha paura di perderla, anche perché lavando la macchina di un signore arabo che abita nelle vicinanze, guadagna qualcosa. Quando piove forte va nel sottoscala del palazzo di fronte, oppure si ripara sotto un telo di plastica. Qui vivono anche Ionutz, otto anni, e sua madre, ma loro ogni tanto riescono a essere ospitati dalle suore. La signora ha quarantanove anni, suo marito è morto cinque anni fa e lei ha avuto una crisi depressiva; avevano una casa, ma c’è chi ha approfittato delle sue condizioni precarie per farle firmare un contratto di cessione gratuita, così la donna e suo figlio si sono ritrovati in strada. Mentre parliamo seduti intorno ai materassi dove dormono, lei sembra rassegnata, stanca, ma Ionutz è sveglio, allegro, vivace. Alex ci mostra orgoglioso le colorate immagini religiose che ha disegnato sui muri del suo spazio vitale. Ci lasciamo con una promessa: cucinare per loro un piatto italiano.

Dristor 
L’appartamento in cui sono ospitato insieme coi miei compagni di viaggio fa parte di un quartiere popolare in cui si vive molto negli spiazzi sotto casa. Il palazzo (bloc) dista cinque minuti a piedi dalla fermata del metro Dristor. Qui, di fianco a un McDonald’s, si è stanziato un gruppo di ragazzi di strada, i più piccoli. Rafael è con me, i ragazzi mi circondano, sembrano felici, cantano mentre il loro compagno Mele suona un’armonica a bocca. Alcuni sono davvero magri e piccoli, chi dimostra nove anni in realtà ne ha quindici. Le loro labbra sono macchiate del grigio della colla liquida che continuano a respirare dagli inseparabili sacchetti. Quando capito vicino a uno di questi, l’odore è forte, come quei solventi tossici utili per sciogliere proprio le colle potenti. Mele, con il suo dignitoso inglese, e Tockio, chiedendo la traduzione di Rafael, parlano di Gesù come se raccontassero la favola di Pinocchio ripetuta a memoria, augurano buona fortuna a me e tutta la mia famiglia, non mollano la stretta di mano. Non tutti si sono avvicinati, qualcuno è rimasto sdraiato per terra, altri sono in attesa di ricevere un avanzo dai tavolini esterni del McDonald’s o giocano con i loro cani. Il gruppo è tutto maschile e la gerarchia è vincolata all’età: i più grandi possono prendere a calci i più piccoli. Dormire è un problema per tutti, perché chi vive in strada durante la notte deve stare attento che non gli succeda niente, quando invece sorge il sole può dedicare qualche ora al sonno. Comunque i ragazzi sono vivaci, cercano in tutti i modi di comunicare con lo straniero: prometto a Mele di spedirgli dall’Italia un’armonica più grande, e me ne vado convinto di tornare a trovarli. Arrivato a casa so da Daniele che il giorno prima ha promesso ai ragazzi di comprare un pallone per giocare a calcio con loro.

Brancoveanu 
Non siamo sicuri di poter andare a trovare anche i ragazzi di Brancoveanu: Emil dice che sono i più grandi e che ultimamente sono incazzati con Miloud per divergenze sugli aiuti apportati loro. Quando ci capita di incontrare qualcuno di questo gruppo al centro di giorno, non sembra né pericoloso né violento. Mia è tornata con loro da poco, prima sembrava una delle ragazze con più chances di uscita, ora ha ripreso a drogarsi. Da lei, che avevamo già conosciuto in Italia, riceviamo un invito per andare a trovarla a Brancoveanu; nel frattempo Emil ci confida che con lui i ragazzi in fin dei conti sono tranquilli, quindi prima o poi andremo anche noi. L’occasione si presenta una sera con il caravan: l’età media di ragazzi e ragazze è ventitré anni, durante le presentazioni sono tutti gentili, sotto la tettoia qualcuno è sdraiato in terra, altri guardano la televisione (sono riusciti ad attaccarsi alla corrente elettrica). Una ragazza molto bella, dai tratti stranamente sudamericani, ha in braccio suo figlio di sei mesi, quando arriverà l’inverno sarà un problema. Anche lei parla italiano perché in passato ha partecipato a qualche tournée. Uno dei miei compagni di viaggio, Manuel, continua a giocare con una bambina di tredici anni che in realtà ne dimostra nove: il giorno dopo verremo a sapere che si prostituisce. Il capo del gruppo è davvero incazzato, la zuppa portata dal caravan non gli piace, è "sempre la stessa", e qualche minuto dopo "invita" Manuel ad assaggiarne un mestolo pieno per fargli capire quanto faccia schifo. Suo fratello, Iulian, è più tranquillo, con la sua ragazza ci raccontano del loro bambino: anche se è stato affidato a una signora, ogni tanto possono andarlo a trovare.

Victoriei 
Nei sotterranei di uno dei tanti palazzi di Bucarest mai finiti di costruire, vivono in piccole stanze, quelle che dovevano essere le cantine, due gruppi di ragazzi. Le pareti sono occupate da donne nude, idoli dei teen-agers, e candele appese che emettono una luce fioca. Qui ci sono i letti, tutto ha la parvenza di una vera e propria stanza. I ragazzi sono ospitali, sorridenti, ascoltano la radio e ci fanno accomodare seduti sui loro materassi. Nel dirigerci da una stanza all’altra c’è buio pesto, Rafael mi prende per mano, lui conosce la strada; l’odore di escrementi è forte. Dopo aver fatto due battute sul calcio, d’altronde agli europei appena trascorsi si è giocata Italia-Romania, torniamo in superficie, così i ragazzi riempiranno le loro pentole con la minestra del caravan. Ci invitano a tornare di giorno per chiacchierare, andare al parco e, se vogliamo, fare delle riprese, e delle foto. Il caravan riparte e si dirige verso la stazione.

Gara de Nord 
Emil ci ha detto che i ragazzi di Gara de Nord sono i più sporchi e i più numerosi. Accostiamo con il pulmino in un parcheggio di pullman dove ci sono due ragazze, una di loro va a cercare gli altri del gruppo. Restiamo qui mezz’ora, circa trenta persone vengono a prendere da mangiare e, per la prima volta, vedo la dottoressa distribuire molti medicinali. Qualcuno parla un buon inglese, quindi si riesce a discutere serenamente della difficoltà di trovare lavoro. I cani randagi in mezzo alla strada sono veramente tanti, e c’è una forte atmosfera di desolazione nella via, dove passa una macchina ogni cinque minuti. Una prostituta che non fa parte del gruppo si avvicina per chiedere dei medicinali e, appena capisce che noi siamo italiani, ci tiene a presentarsi. Subito si vuole assicurare del fatto che non mi drogo con la colla, poi comincia a parlare di Milano ma non capisco bene il suo misto di romeno, inglese, e italiano. Abbiamo visto solo una piccola parte del gruppo, anche loro si sono dimostrati felici di conoscere dei coetanei stranieri.

Pasajul Unirii 
Un altro caravan: all’imbrunire scendiamo a piedi in un sottopassaggio dove le macchine arrivano a tutta velocità e il marciapiede è praticamente inesistente. Dopo trecento metri, sotto, fra le corsie opposte, si sviluppa uno spartitraffico, qui c’è una porticina. Uno dei ragazzi apre con la chiave e accende la luce (anche loro sono riusciti ad attaccarsi alla corrente): qualche letto, e un piccolo ventilatore, lo rendono orgoglioso della sua stanza dove si concentra un inquinamento pauroso. Mentre risaliamo il ragazzo cammina tranquillamente di fianco al marciapiede senza preoccuparsi delle macchine che sfrecciano suonando i clacson.

Una festa, la partita 
Miloud è tornato e a casa sua, poco prima che parta di nuovo, si festeggia il diciottesimo compleanno di Marius. Sulla musica dei Vama Veche, gruppo rock romeno molto conosciuto, autore di una cover di Hotel California, trasformata in Hotel Cismigiu, i ragazzi cantano e ballano. Non riusciamo a convincerli che quella canzone non è opera dei loro idoli locali, ma di un gruppo statunitense. Miloud ci confiderà che è raro vedere tutte queste persone di Parada nel suo appartamento. Siamo alla vigilia della partita di calcio con il gruppo di Dristor, con loro siamo entrati in confidenza e molti cominciano ad affezionarsi; Mele, che ha solo nove anni meno di me, mi dice, non per la prima volta, che sarò un buon padre e rinnova i saluti alla mia famiglia. L’arbitro è Rafael, gli piace fischiare urlando "off side", così si gioca un po’ a singhiozzo: Mele, Tockio, Marian e i loro compagni non abbandonano il sacchetto di colla neanche durante la partita. Nonostante questo i ragazzi corrono più di noi, qualcuno gioca bene, ma la nostra squadra assortita di romeni, italiani e due giornalisti tedeschi, Nina e Hannes, vince ai rigori meritandosi la bottiglia di Coca Cola calda che era in palio. Subito dopo i ragazzi si tuffano nello stagnante lago artificiale del parco, come loro abitudine. Quando ci separiamo Mele è triste, vuole che Rafael ci traduca una frase: "oggi ho sentito il vostro cuore, vi ringrazio, non dimenticherò…" Piangendo, ci regala un fumetto in romeno e questo è il primo momento in cui imbarazzo e tristezza sono palpabili in tutto il nostro gruppo.

Partenza 
Dopo aver festeggiato con i ragazzi dell’appartamento due compleanni in due giorni, partiamo. Ci siamo affezionati a molte persone qui a Bucuresti, nella mia cronaca ho tralasciato i furti, e altri episodi spiacevoli che comunque non intaccano il ricordo intenso di questo viaggio nella realtà sotterranea della capitale di un paese povero. Dopo due settimane incontriamo Miloud, è qui in Italia per delle conferenze, lo raggiungiamo a Bassano del Grappa: sembra (quando si è fuori Bucarest non si possono ricevere notizie chiare perché la capitale romena è una città che va vissuta in diretta) che la polizia abbia compiuto dei raid, e alcuni ragazzi di Dristor ora sono in prigione, dove all’ordine del giorno ci sono botte e violenza sessuale. Sorte meno amara per i ragazzi di Pasajul Unirii: la loro stanza è andata a fuoco.


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Pubblicato il 25 Febbraio 2003
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