«Stop a nuovi centri» Ascom si appella alla Regione
Per l'associazione di categoria Frigoli non ha rispettato i patti
L’Ascom, associazione commercianti di Busto
Arsizio insorge e ribadisce il proprio no allo sviluppo selvaggio
della grande distribuzione sul territorio attorno alla città. Alla
presenza di tutti i consiglieri dell’associazione, si è così
espresso, oggi pomeriggio il presidente Romeo Mazzucchelli «Noi non
abbiamo mai teorizzato il libero mercato e non abbiamo mai accettato
la liberalizzazione della Legge Bersani. Il nostro compito non è
solo quello di tutelare interessi corporativi ma di salvaguardare le
prerogative del tessuto sociale della città. Una città senza
negozi è una città morta, fantasma.». Quindi per i commercianti
l’apertura senza un piano programmato di centri commerciali rischia
di soffocare Busto non solo dal punto di vista viabilistico».
Cosa chiede a questo punto l’associazione? «Noi siamo per il
dialogo, e lo abbiamo già dimostrato in passato – continua –
Mazzucchelli, ma non vogliamo essere presi in giro. Il sindaco
Frigoli (Castellanza) non rispetta i patti. Aveva detto che
Esselunga non avrebbe avuto un metroquadrato in più nel suo
trasferimento in viale Borri (in realtà ne avrà 350 di più).
Chiediamo di fermare tutto e ridiscutere ogni questione. Tra l’altro
-aggiunge – su pressione della nostra organizzazione la Regione Lombardia
ha sostanzialmente modificato il regolamento sul commercio e sta
predisponendo un Piano Triennale con l’obbiettivo di riequilibrare
lo sviluppo delle GDO (grande distribuzione organizzata) per
impedire il rischio di un ulteriore impoverimento del commercio
urbano».
Interviene poi il consiglier Dino Ceccuzzi: «Noi non seguiamo
logiche di bottega. Negli anni ottanta abbiamo accettato l’apertura
di tre insediamenti commerciali di quartiere dentro la città e
attualmente non siamo contrari all’opportunità di creare sopra la
stazione delle Ferrovie Nord, un punto commerciale di qualità. Ma
oggi il rischio è lo svuotamento. E poi – prosegue- che senso ha
appesantire ancora di più le arterie stradali con la duplicazione
di centri commerciali nel raggio di pochissimi chilometri. Il nostro
atteggiamento è orientato verso uno sviluppo congruente ai bisogni
effettivi dei consumatori. Il pregio dei negozi tradizionali era la
loro capillarità, e questo dovrebbe essere il criterio per
giustificare l’apertura di un punto vendita o meno. Non contano solo
i quattrini». In sintesi qual è il messaggio che lanciate
oggi? «Nessuna nuova concessione, nessun trasferimento fino a
quando non si trova un accordo organico – aggiunge Ceccuzzi – Il
problema è sovracomunale, l’impatto della cementificazione e della
viabilità andrebbe verificato nel suo complesso tra tutte le
amministrazioni coinvolte. Sappiamo che il sindaco Rosa ha in mente
di chiedere una moratoria al riguardo. Crediamo che tutti i primi
cittadini della zona (da Gallarate a Legnano) dovrebbero prendere in
considerazione il rischio della desertificazione dei centri urbani,
e quindi di valutare attentamente il rilascio delle licenze».
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