La Squadra Mobile arresta imprenditore tunisino per estorsione
Varese – Un lavoratore in nero denuncia: ha preteso 2.200 euro per la sanatoria
Un caso di estorsione, un tentativo maldestro di speculare sulla precarietà di un dipendente extracomunitario alla prese con la sanatoria, finito con l’arresto di un uomo da parte della Squadra Mobile di Varese. Ma c’è una significativa novità: l’arrestato è a sua volta di nazionalità non italiana.
Da tempo la vittima, un cittadino marocchino, lavora in nero per Habib L., quarantunenne tunisino, regolare, benestante, titolare di un’impresa edile riconosciuta.
Davanti alla possibilità offerta dalla sanatoria l’operaio chiede al principale di beneficiare dell’emersione. Il tunisino cerca di raggirare lo sprovveduto. Gli fa sapere che occorrono 2.200 euro per le pratiche. Ben oltre le 800 che l’iter burocratico della regolarizzazione prevede. Il marocchino paga, di tasca sua, l’intera cifra.
A questo punto il danno oltre la beffa: il datore lo licenzia perché, così gli dice, ha poco lavoro. E uno stipendio con contributi è un onere che non si può permettere. Ma riesce a fargli credere che per ottenere il permesso di soggiorno serva la presentazione di buste paga. Buste paga che naturalmente, legge Bossi-Fini alla mano, non sono necessarie; e sopratutto non esistono e devono quindi essere falsificate. L’imprenditore a quel punto maramaldeggia e chiede altri 500 euro per la falsificazione. Sprovveduto ma sino ad un certo punto, l’aspirante regolare comincia a sentire puzza di bruciato. Espone denuncia alla questura di Varese. La Squadra Mobile cerca di vederci chiaro. Verifica, intercetta e alla fine spinge i due uomini ad incontrarsi. Da una parte ci sono le buste paga false, dall’altra le banconote fotocopiate. Lo scambio avviene. A quel punto scatta l’arresto, alle 16.30 di ieri di fronte alle Poste Centrali di Varese. Gli accertamenti condotti dalla Squadra Mobile hanno portato alla scoperta di altre buste paga falsificate. Cosa che, una volta accertata la loro destinazione e la possibilità che il tunisino abbia estorto altri soldi ad incauti dipendenti, potrebbe portare all’aggravamento delle accuse per Habib L., già per ora trattenuto in carcere ai Miogni.
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