Scatti da Mitrovica: la città in bianco e nero
Winterthur e il Coordinamento di Associazioni per il Volontariato insieme per il Kosovo
Sono tratte dal volume «Oggi in Kosovo» realizzato dai due fotografi Maurizio Gijvovich e Pierangelo Nizzia, le immagini esposte nello spazio arte allestito presso la Winterthur di Varese; l’iniziativa è stata voluta da Winterthur e promossa in colaborazione con il CAV (Coordinamento di Associazioni di Volontariato), nato per sostenere la rinascita del Kosovo, uscito martoriato dalla recente guerra. In una suggestiva carrellata di bianchi e neri che non concedono nulla al sentimentale né all’enfasi della tragedia, ma raccontano con sguardo piano e lineare, l’obiettivo dei due fotografi coglie quotidiane testimonianze di vita a Mitrovica; città assurta a simbolo di una (im)possibile convivenza fra fratelli nemici. A tre anni dalla fine della guerra, la città rimane divisa tra i serbi che la occupano a nord, separati dalla parte albanese a sud. Il CAV, da anni impegnato nella raccolta di fondi, contributi finanziari o generi di consumo praticamente assenti in quella regione, ha già realizzato una mensa per anziani in Kosovo. Per chi volesse dare il proprio contributo a questo progetto non ha che da acquistare il bellissimo catalogo che accompagna la mostra.
Non è la prima volta che la Winterthur vita si presta ad iniziative espositive: «E’ diventata una prassi consolidata – spiega Luigi Tufano, uno dei titolari dell’agenzia -. Abbiamo spesso ospitato mostre di design e di pittura. In molti casi per motivi molto semplici: da un lato è nostra volontà quella di migliorare l’aspetto estetico dello spazio in cui lavoriamo, frequentato quotidianamente da centinaia di persone. Vogliamo poi favorire la circuitazione di opere di giovani artisti che hanno difficoltà con il sistema ufficiale delle gallerie. Infine perché anche in questo modo si attiva una sorta di virtuosa movimentazione economica; molto spesso noi acquistiamo le opere che esponiamo e così fanno i nostri clienti. In altri casi la molla è la motivazione solidale».
Motivazione, questa, chiarita da Bruno Maggiolo, responsabile del progetto per il Kosovo.
Maggiolo, come nasce il Cav?
«Il CAV nasce come eredità delle esperienze di volontariato attivate tra il 1992 e il 1995, ai tempi della guerra in Bosnia. Allora le numerose associazioni si muovevano nella regione spesso in modo slegato, senza coordinamento. La successiva guerra in Kossovo ha maturato la convinzione che si potesse operare nella solidarietà ma con un progetto ben preciso»
Quante associazioni fanno parte del CAV?
«Non c’è un numero fisso. Attualmente ve ne sono 8, per lo più di area lombarda –piemontese, ma molte entrano ed escono a seconda della specificità del progetto in quel momento perseguito»
Quali i vostri contributi?
«Inizialmente, durante la vera e propria emergenza guerra abbiamo contribuito alla ricostruzione delle case. Di seguito nella parte nord, quella serba, abbiamo costruito una mensa per garantire ai tutti i più bisognosi un piatto caldo al giorno. La cosa importante è che stiamo cercando di costruire una microeconomia; ordinando le forniture di viveri a rotazione tra gli abitanti del posto e garantendo dei lavori retribuiti ai locali, dentro la struttura»
E per gli albanesi, a sud?
«Per loro stiamo seguendo le famiglie più disagiate, raccogliendo materiale più disparato: dai viveri al legname per il riscaldamento invernale»
La situazione attuale è ancora così tragica?
«Bisogna ricordarsi che anche la solidarietà in qualche modo è regolata da leggi di mercato. Nel senso che si acuisce dove più sono i fondi. Ormai l’emergenza non è più qui, è in Afganistan, o lo sarà in Iraq tra poco. Qui in Kosovo le associazioni governative e le più importanti non governative se ne sono andate. Rimangono le associazioni minori che cercano di ovviare. La zona è tuttora presidiata, con 36.000 soldati sotto le dipendenze del comando francese della KFOR. Gli stessi contingenti militari stanno diminuendo, dirottati verso altre zone calde. L’emergenza, in realtà, non è mai finita. Per questo ci stiamo muovendo come CAV anche per creare direttamente delle associazioni in loco, in grado di autogestirsi stabilmente, seppur con il nostro aiuto continuo»
Requisiti particolari per aiutare questi progetti?
«Nessuno in particolare. Contribuire da qui alla raccolta di materiale o di fondi, attraverso anche queste iniziative culturali. Chiunque poi può partecipare alle nostre missioni mensili in Kosovo e prendere visione, anche solo per una settimana, di quanto stiamo facendo. E se possibile dare una mano»
WINTERTHUR di VARESE
"Oggi, In Kossovo"
in Piazza Monte Grappa 12 (piano ammezzato – ingresso libero)
fino al 23 marzo.
Apertura straordinaria degli Uffici dalle ore 15 alle ore 18.30
nei giorni di Sabato 15 e 22 Marzo e Domenica 16 e 23 Marzo
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