Virus polmonare, continua lo stato di preallerta a Malpensa
Malpensa – Una nota del Ministero spiega agli operatori aeroportuali come comportarsi. Ai primi sintomi può scattare un piano per io ricovero al Sacco di Milano
Continua lo stato di preallerta negli uffici sanitari di frontiera degli scali italiani, a seguito del misterioso virus polmonare segnalato nei gironi scorsi nel sud-est asiatico. Sono centinaia i viaggiatori che si sono rivolti in questi due giorni alle compagnie aeree per avere notizie sui comportamenti da seguire. Ma per ora prevale la calma e la ponderatezza. Nessun vuole rinunciare a viaggiare, e anche le autorità competenti si sono limitate ad avvisare i presidi sanitari. Il Ministero della salute ha predisposto una sorta di cordone di sicurezza per i voli provenienti dall’estero. La nota diramata dal ministero, che si rifà a quella della Organizzazione mondiale della sanità, è stata ricevuta dalla direzione aeroportuale e da tutti gli enti presenti in aeroporto. Come ha spiegato Anna Maria Magnezzi, responsabile del presidio sanitario di Malpensa, per accertare una “sindrome severa respiratoria atipica” – così viene classificato il virus – bisogna trovarsi di fronte a tre caratteristiche: febbre alta, deficit respiratorio, contatti con persone che hanno soggiornato in paesi in cui si è manifestata la malattia.
Le autorità sanitarie raccomandano però di non farsi prendere da inutili allarmismi.
Lo stato di preallerta non ha manifestazioni visibili dai passeggeri. L’operatività dello scalo e la mobilità sono le stesse di sempre. Il protocollo prevede che il comandante di un velivolo avvisi le autorità, se riscontra nel suo aereo un caso sospetto. A quel punto entra in gioco la sanità aerea: visita obbligatoria per le persone a rischio e informazione capillare a tutti i passeggeri che hanno viaggiato con quel volo. Il virus, fino ad oggi, è stato segnalato in Vietnam, Hong Kong, Cina, Singapore, Thailandia, Indonesia e anche in Canada. sarebbe grave anche un passeggero sbracato a Francoforte. Ma si tratta di circa 150 casi, su un totale di milioni di persone che ogni giorni viaggiano.
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