B.A. Film Festival: un premio per nove
Busto Arsizio - Finisce il festival: la migliore sceneggiatura è del giovane Turrini, mentre i film in concorso vincono tutti. Montaldo: sono la primavera del cinema italiano
Alla fine hanno vinto tutti e non ha vinto nessuno. Il premio per il miglior film del Busto Arsizio Film Festival è stato infatti assegnato a tutti i nove film del concorso “Made in Italy – Nuovi scenari del cinema italiano”. Nove pellicole di registi emergenti italiani, ai quali la giuria guidata dal regista Giuliano Montaldo non è riuscita a negare nulla. E un riconoscimento se lo sono guadagnato tutti. Non è andata così per il concorso nazionale di sceneggiatura, vera scommessa del festival, che ha assegnato il premio per la migliore scrittura a Stefano Turrini per il suo “Verso il mattino”. Così si è conclusa la manifestazione che per una settimana ha fatto del grande schermo il protagonista della città, dove ha portato registi, attori, autori, produttori e critici, che qualche mese fa Busto non si sarebbe immaginata. Questa prima edizione del festival, che ha avuto la sua serata di gala al cinema teatro Manzoni sabato 12 è finita con un arrrivederci al prossimo anno.
Un clima sobrio, tappettino blu e un corridodio di calle porta alla platea. Ospiti, stampa e pubblico pagante sono tanti, anche se il teatro alla fine non farà il tutto esaurito. Autorità nelle prime fila a sinistra e mondo dello spettacolo a destra. Interviste di rito e civetterie prima che si abbassino le luci per l’inizio del galà. Scenografia essenziale: un albero dei talenti sulla destra della scena che gioca con i colori, un podio da winner is che non verrà mai utilizzato e l’elegante pianoforte a coda con il quale il maestro Stevio Cipriani intratterrà la platea con affascinati medley dove le note hanno accompagnato i fotogrammi di lavori che hanno fatto grande il cinema italiano e americano.
Sono Alessandra Faiella e Giorgio Ganzerli di “Mai dire domenica” e Gabriele Cirilli dello Zelig i comici deputati a rendere frizzante l’atmosfera. Bravi si, anche se poco fortunati con i microfoni. Ma nulla possono contro la verve di un novantenne eccezionale. L’affascinato dalle donne, sempre giovane dentro è Luciano Emmer, al quale il festival ha tributato un omaggio. Non perde occasione per corteggiare Virginie Vassant, elegante presentatrice della serata.
Ma andiamo ai premi. Alla fine sono dodici per nove film e nessuno resterà a mani vuote. Il premio per il migliore film va a tutti, come si diceva. C’è l’intera giuria a premiare e il palco di riempe. «I film selezionati segnano l’esordio di nuovi talenti apprezzati dal pubblico e densi di creativitività, che sono il segno di una primavera del cinema italiano» spiega Montaldo. Impossibile per questo festival al suo esordio anch’esso premiarne solo uno. Il migliore attore sarà invece un emozionatissimo Ernesto Mahieux per “L’imbalsamatore” e la migliore attrice è Donatella Finocchiaro per “Angela” di Roberta Torre. La migliore regia è quella firmata da Emanuele Crialese con “Respiro”. La migliore opera prima viene giudicata quella del gallaratese Marco Filiberti, che porta a casa anche il premio del pubblico e «per chi lavora pensando di arrivare al cuore delle persone è la cosa più preziosa che si possa ottenere» dirà dal palco il giovane regista. In ordine ci sono poi il migliore montaggio assegnato a Didier Ranz per “Respiro”. La scenografia che vince è quella de “L’Imbalsamatore” di Paolo Bonfini. La migliore colonna sonora e la migliore fotografia vanno a due figli d’arte Andrea Morricone per “Due Amici” e Daniele Nannuzzi per “El Alamein”, che proprio nei giorni scorsi per questo lavoro si è aggiudicato il David di Donatello. La miglior produzione è quella di Domenico Procacci per il film diretto da Crialese, mentre “Santa Maradona” è premiato come migliore produzione (Mikado) e sceneggiatura che è quella dello stesso regista Marco Ponti.
Ci sono anche premi e riconoscimenti speciali. C’è quello per la migliore fiction televisiva che va ad Alberto Sironi per “Il commissario montalbano”. Regista nordico, anzi nato a Busto e vissuto a Gallarate, dice di «aver unito l’Italia andando a girare in Sicilia e nonostante i dubbi di Camilleri».
«Ci sono giovani che credono ancora all’importanza della parola scritta» ha detto Carlo Lizzani, presidente della giuria che ha scelto le migliori sceneggiature. Premio che ha visto partecipanti da tutta Italia e alternarsi professionisti maturi a giovani talenti. A vincere è stato Stefano Turrini che ha presentato l’opera di maggior valore artistico. La migliore opera prima è stata giudicata quella di Angela Dionne per “Figlia del vento”, e “Ognuno ha un sogno” di Fulvio Wetzl è risultata la sceneggiatura più innovativa. Altro premio per la migliore caratterizzazione di genere è andato a Ernesto Gastaldi per “La chiave della fortuna”. Tre menzioni speciali infine per Paolo Pintacuda per “L’uomo tra la folla”, Silvia Silvani per “Colpo di vento” e Giorgio Bonecchi Borgazzi per “Elle”.
A Osvaldo Desideri, scenografo e premio Oscar per l’Ultimo imperatore” e Luciano Emmer sono andati gli ultimi e speciali omaggi del Baff. E proprio la verve della cineteca vivente Emmer sono state le ultime battute di questa prima edizione. Un regista dalle risorse infinite alle prese con un nuovo lavoro “L’acqua e il fuoco” per il quale le colonne sonore sono state affidate a Stelvio Cipriani. «Bravi, carini e simpatici i produttori ma non capivano un tubo continuando a propormi musicisti e artisti che in due mesi non sono riuscuti a fare quello che Cipriani ha fatto in mezza giornata». Questione di sintonia o d’età? Poco importa, di certo la schiettezza e lo smalto di Emmer non hanno paragoni. E forse il nuovo cinema può partire da qui, dalla semplicità dei grandi.
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