«I sindaci mantengano le identità della valle»
Valganna-Valmarchirolo – Le spinte centrifughe di alcuni comuni della comunità montana commentate dall'ex presidente Paolo Sartorio
Prima Cremenaga, con la dichiarazione del sindaco della Peruta di voler passare alla vicina comunità montana del Luinese per affinità territoriali. Poi Marzio, dove lo stesso primo cittadino, Michele Sartoris, ha confermato la volontà espressa da parte di numerosi consiglieri, anche di maggioranza, di voler passare alla “più ricca e disponibile Valceresio”.
L’ipotesi di allontanamento da parte di alcuni sindaci dalla comunità montana Valganna Valmarchirolo – la più piccola delle quattro comunità montane della provincia – sta facendosi realtà proprio quando si discute dell’applicazione della normativa regionale di riordino degli enti montani. La comunità montana sta avviandosi verso un crisi? O si tratta semplicemente del tentativo da parte di alcuni comuni di attirare l’attenzione? Difficile dare una risposta, anche se appare utile il commento di Paolo Sartorio, che è stato per 10 anni presidente della comunità montana Valganna-Valmarchirolo, ora in minoranza nello stesso ente e che parla all’indomani della sua nomina nel direttivo della Fondazione Nazionale della Montagna. «Quando il Comune più montano di una comunità montana esprime la volontà di abbandonarla, è il segno evidente che questa si sta muovendo nella direzione sbagliata – afferma Sartorio riferendosi al “caso” di Marzio – ». Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica, e ai comuni che, come Cremenaga, intendono cambiare comunità montana, Sartorio consiglia cautela: «Non sempre in passato le mie idee hanno combaciato con quelle di Mario della Peruta, ma in questo caso lo capisco, dovendo egli pensare al bene ed ai servizi da garantire ai propri cittadini. Spero che ripensi la posizione espressa e confido nella sua proverbiale “intelligenza tattica” che lo porterà a comprendere come, restando in Valganna Valmarchirolo, il suo peso specifico sarà maggiore che in una comunità montana, quella del Luinese, di ben più vaste dimensioni. Concluderei con un appello al senso di responsabilità dei Sindaci, affinché si sforzino di mantenere l’unitarietà e l’identità di Valle, costruita nei trent’anni di storia della comunità montana, a volte anche faticosamente, e da non svendere per la follia dell’aver considerato ultimamente il consiglio direttivo della comunità montana come il luogo ove parcheggiare i consiglieri comunali “indesiderati” ed in possesso delle tessere di partito “omologanti”: il primo passo da compiere è pertanto quello di qualificare maggiormente le proprie rappresentanze in un ente sovracomunale che va preso molto più sul serio per le sue enormi potenzialità»
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