Vivicittà 2003 mette le ali ai piedi dei detenuti
L'edizione 2003 della manifestazione organizzata dalla UISP è patrocinata anche da Libera, nel giorno dell'arrivo della Carovana antimafia in provincia
Entrare nel carcere di Busto Arsizio, come entrare in qualsiasi carcere, è una cosa triste e dà la claustrofobia. Entrare oggi, 7 aprile, è stato invece un po’ più bello. L’occasione è stata data da Vivicittà 2003, la corsa da sempre organizzata da UISP che quest’anno è anche patrocinata da Libera, l’associazione contro tutte le mafie, e inserita nella tappa varesina della “Carovana antimafia” che vede altri appuntamenti in giornata.
È la quarta volta che “Vivicittà 2003” si svolge nel carcere di Busto Arsizio, una struttura che, realizzata per 250 detenuti, ne ospita attualmente circa 400: a partecipare alla gara che costituisce per i partecipanti un legame, almeno virtuale, con il mondo esterno sono stati in 18. Una compagine variegata e internazionale, anche perché così è la struttura anche all’interno delle carceri. Molti perciò gli stranieri nel percorso che prevedeva di percorrere cinque volte il corridoio che fa da perimetro interno alla casa circondariale, per un totale di circa tre chilometri.
E importante anche il tifo: rumoroso e caloroso, anche se sostenuto da dietro le sbarre, da dietro le finestre rosse e sigillate che danno sulla zona sportiva della casa circondariale. Per la cronaca, a vincere è stato Ahmed* detto "Rivaldo" per la sua somiglianza con il calciatore brasiliano (malgrado lui sia algerino): il più bravo, con un passo fluido da professionista e un tempo nettamente più basso degli altri: 9’08’’. Secondo si è piazzato il giovane marocchino Jawad* che ha tagliato il traguardo in 9’40’’, terzo classificato è il colombiano Guillermo*, che ha completato il percorso in 10’01’’ per cui i colleghi, scherzando, hanno chiesto il controllo antidoping. Primo degli italiani è stato invece Gianfranco*, guai a non nominarlo, solare "capobanda" del gruppo giunto in nona posizione. All’arrivo medaglie e magliette Vivicittà per tutti: «è quella della pace?» hanno chiesto in tanti. No, non era quella della pace, ma c’erano i colori della bandiera arcobaleno, e questo ha fatto loro piacere.
«Ci teniamo a far svolgere ogni anno Vivicittà nel carcere – spiega Paolo Cassani, presidente della UISP varesina – perché permette di offrire un’opportunità ai detenuti, di creare un legame tra loro e gli altri detenuti in Italia, di dare loro un’occasione di mostrare capacità sportive e di collegarsi idealmente con il resto del territorio Italiano, dove si svolge Vivicittà».
*I cognomi non sono stati resi noti per motivi di privacy e sicurezza
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