Adeguare i forni dell’Accam ma con il teleriscaldamento
la proposta è di Rifondazione e mentre il comitato rinnova il suo no ai rifiuti di altri comuni, i Progressisti si preparano per un esposto alla procura
Se i forni di incenerimento dell’Accam sono a tal punto inadeguati da richiedere un’ampia spalmata di milioni di euro per tornare a funzionare in modo economico, perché non investire anche nella tecnologia. La domanda, a cui segue anche una proposta è quella di Antonio Corrado, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio comunale a Busto Arsizio, che dopo l’assemblea pubblica di Borsano sull’inceneritore propone di utilizzare i capitale del Consorzio per investire in tecnologie e in particolare sul teleriscaldamento che gioverebbe molto anche alla salute della città. La proposta la farà in uno dei prossimi consigli comunali, mentre in quello di giovedì sera è stato Alberto Grandi, capogruppo dei Progressisti a ribadire l’intenzione del gruppo di ricorrere alla Procura della Repubblica con un esposto. Apprendere che dopo qualche anno i forni sono da adeguare e che nelle casse dell’Accam ci siano milioni di euro inutilizzati è stato uno schiaffo in faccia per il consigliere di minoranza. «Come è possibile che i soldi dell’Accam, invece che per la bonifica, devono essere utilizzati per i forni?».
E intanto in questi giorni arriverà sulla scrivania del presidente della provincia Marco Reguzzoni, dell’assessore provinciale Francesco Pintus, degli assessori regionali Maurizio Bernardo e Franco Nicoli Cristiani, del sindaco di Busto e del presidente del consorzio Accam Giancarlo Tovaglieri un appello letto lunedì sera durante l’assemblea pubblica. «Con riferimento alle notizie, apparse nelle ultime settimane sulla stampa locale, ribadiamo la nostra assoluta contrarietà in merito all’allargamento del gruppo di comuni che (sembra in virtù dell’assolvimento del Piano Provinciale Rifiuti) potranno conferire i propri rifiuti solidi urbani presso il termodistruttore Accam» scrivono i rappresentanti del Comitato Ecologico Inceneritore e Ambiente. Il piano provinciale dei Rifiuti è del tutto inapplicato «dato che, ad oltre 8 anni dall’emissione, non solo non esiste alcun "secondo termodistruttore provinciale", ma non se ne è nemmeno determinata l’ubicazione nel nord della provincia». Risulta così incomprensibile al comitato di Borsano l’applicazione del piano solo nel sud della provincia. «Non si capisce quindi come si possano adottare così palesemente "due pesi e due misure».
«Questo atteggiamento appare ancora più incomprensibile se si confrontano i limiti dell’attuale impianto con quantità e qualità dei rifiuti dei comuni che, in base a questa logica, potrebbero "potenzialmente" conferire presso il termodistruttore Accam – leggiamo ancora – e in definitiva, riteniamo l’attuale bacino facente capo al Consorzio Accam una realtà ben definita, autonoma ed interprovinciale e di ciò si dovrà tenere conto nelle programmazioni regionali e provinciali per lo smaltimento dei rifiuti».
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