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Distanti anni luce dal teleriscaldamento prodotto dall’inceneritore di Brescia, l’impianto di Borsano appare una pachiderma, nato vecchio e con effetti devastanti sul territorio. A distanti di anni cosa è cambiato? Milioni di euro giacciono nelle casse del consorzio e nulla è stato investito per quella bonifica approvata nel 1997 e rimasta nel cassetto. La conferma è sotto gli occhi di tutti, ma arriva indirettamente anche dal presidente del consorzio Giancarlo Tovaglieri. «I soldi all’Accam ci sono, finora non sono stati investiti, ma adesso al consorzio c’è un’altra aria» dice senza ironia. Lo ha fatto durante l’assemblea che il comitato ecologico di Borsano ha organizzato martedì sera al teatro Aurora di Busto Arsizio, dove ha fra l’altro annunciato la demolizione del vecchio forno. Voluto dai rappresentati dei cittadini, all’incontro pubblico ha partecipato l’amministrazione comunale, che al tavolo era rappresentata dal sindaco Luigi Rosa, dall’assessore all’ecologia Paola Reguzzoni e da Alessandro Marelli assessore alla partecipazione, alla quale il comitato ha richiesto precisi impegni da verificare entro la fine dell’anno. Così ora i cittadini di Borsano sembrano avere un alleato in più. Le richieste. «Il bacino di conferimento deve restare inviolabile» è uno degli appelli lanciati dal comitato di Borsano. Un appelo letto da Fanco Gorletta e rivolto all’amministrazione provinciale, regionale e comunale affinché sia rispettata una delibera comunale che imponeva un limite di 400 tonnellate di rifiuti da bruciare e un bacino di conferimento limitato al consorzio. No quindi ai rifiuti di Gerenzano e di Cassano Magnago. E soprattutto il piano provinciale dei rifiuti deve essere rispettato. Così come deve essere svolta quella bonifica approvata nel 1997 e rimasta lettera morta. Impegni per contenere l’inquinamento, un monitoraggio approfondito dell’aria e delle emissioni dai camini e, visto che si avvicina la trasformazione dell’Accam in spa, paletti precisi che regolino i futuri rapporti fra comune e l’inceneritore: queste altre richieste. «La compensazione ambientale socio-economica deve rientrare nello statuto della futura spa, così come devono essere garantiti servizi alla cittadinanza». Misure antinquinamento. «Per combattere le polveri occorre conoscerne le fonti – ha detto Rosa – traffico, riscaldamento sono le maggiori cause e poi ci sono altre fonti fra cui l’Accam». E per eliminare queste cause l’amministrazione punta sulla risoluzioni di nodi viabilistici cruciali (fra cui anche i cinque Ponti), le campagne per gli impianti di riscaldamento puliti e l’avvicendamento degli stessi impianti degli immobili comunali. Parcheggi esterni, un trasporto pubblico più adeguato sono le carte dell’assessore Reguzzoni. Insieme alle piste ciclabili: «La prima arteria di un sistema esteso sarà quella che si predisporrà prossimamente in viale Stelvio». Degrado ambientale. Nell’attesa che Accam investa i suoi capitali per la bonifica, l’amministrazione comunale ha assicurato che in bilancio esistono già degli stanziamennti per eliminare le discariche a cielo aperto e risanare boschi inqualificabili come tali. I progetti irrinunciabili rimangono le aree verdi come la piantumazione attorno all’inceneritore. Sono in arrivo inoltre cinquanta guardie ecologiche volontarie. «Stiamo firmando una convenzione con la provincia – ha spiegato Marelli – i volontari potranno partecipare a operazioni di monitoraggio insieme ai vigili urbani». Monitoraggio dell’aria e delle emissioni. La soluzione potrebbe chiamarsi "Air lab". Si tratta di un progetto della commissione europea condotto dal Centro comune di ricerca di Ispra. Consiste in campagne mirate dell’aria e l’amministrazione comunale ha richiesto di potere essere inclusa nel progetto. Sulla seconda centralina richiesta all’Arpa la battaglia è stata dichiarata anche dall’assessore all’ambiente. Mentre i controlli sulle emissioni dai camini arriveranno. «Quando l’Accam sarà privatizzata e il comune diventerà soggetto terzo si riserverà tutti i diritti di chiedere le verifiche e i controlli necessari» aggiunge Rosa. Il futuro dell’Accam. L’impianto entro giugno sarà privatizzato. «La convezione fra comuni e Accam sarà lo strumento che dovremo utilizzare per garantire la salute dei cittadini e dell’ambiente con la compensazione e la garanzia che ci siano servizi» dice Rosa. Sarà richiesta un’area di compattamento che sgravi viale Toscana, via d’accesso all’impianto, dalle centinaia di mezzi che attraversano i quartieri ogni giorno. Quanto al bacino di conferimento e al piano provinciale all’amministrazione bustese non importa che nel nord della provincia sia fatto il secondo inceneritore. «Mi interessa che questo inceneritore non bruci più di quanto stabilito». Tutti questi sono stati gli impegni assunti. Fra sei mesi la prima verifica.
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