Il ruolo fondamentale dell’edilizia popolare

Mezzo secolo di Architettura a Varese - 2 Secondo appuntamento con l'approfondimento della storia dell'evoluzione urbanistica della città

Nella massiccia produzione dell’edilizia privata pochi sono i casi di architetture di pregio: tra le eccezioni; qualche casa unifamiliare, come la casa Bortoluzzi di Pietro Lingeri  e la villa Pirelli di Roberto Menghi, e pochi edifici residenziali: in via XXV Aprile e via Crispi di Luciano Brunella, un architetto varesino scomparso prematuramente, il complesso ACLI di Carlo Segre in via Crispi (1972), Gli edifici di Franco Longoni alla Brunella e in piazza Motta.

Siamo nel 1964 e l’ architetto Giovanni Muzio realizza il santuario della Brunella in cui i richiami rinascimentali ben si accostano alle agilità strutturali del cemento armato. In riferimento a questa esperienza lo stesso architetto progetterà la basilica dell’Annunciazione a Nazareth.

Tra i casi di edilizia pubblica hanno superato la soglia della qualità la scuola di Segre a Masnago (1967) e la sede della Banca d’Italia di Gardella (1965) (autore, peraltro meno felice, degli Uffici Finanziari), costata l’abbattimento della storica casa Sacco. Anche il completamento della chiesa della Brunella di Muzio (1964) rappresenta, per quegli anni, una rara eccezione.

L’architetto varesino Carlo Segre progetta nel 1972 il complesso ACLI in via Crispi: è una edilizia popolare ispirata dal movimento razionalista, caratterizzato dal cemento armato a vista.

L’edilizia industriale, svincolata da pretese di rappresentanza, ha prodotto, in quegli anni,  qualche manufatto interessante tra cui le Cartiere Sterzi in Valle Olona di Vittoriano Viganò (1962), e il Calzaturificio di Varese di Annibale Fiocchi (1965).

L’edilizia sociale nella nostra città ha avuto quale principale protagonista l’Istituto Case Popolari (oggi ALER) che si è distinto, sin dalla sua fondazione, per la realizzazione dei quartieri  “Belfiore” a Biumo Inferiore e “Vittoria” in via Crispi (1923), opera dell’ing. Flumiani il quale, rifacendosi alle città giardino inglesi, ha progettato quello che ancora oggi, resta uno degli interventi più felici nell’urbanistica della città.

La Cooperativa Nuova Urbanistica, nell’arco di tre decenni, costruisce buona parte del nuovo quartiere Bustecche che si conclude con la realizzazione di un edificio multifunzionale che rappresenta il centro del quartiere stesso. Il progetto, dell’architetto Benigno Cuccuru, ha previsto la separazione tra percorsi pedonali e veicolari oltre a numerosi spazi verdi interclusi.

Il ruolo dello IACP è stato fondamentale negli anni caldi dell’immigrazione meridionale quando ha dovuto sopperire alla mancanza di alloggi popolari producendo, nella sola città di Varese, diverse migliaia di alloggi da dare in locazione a canoni sociali, tra cui interi quartieri: in via Montello e nella frazioni di Avigno e Bizzozzero. Nell’esteso intervento di San Fermo, l’economia delle costruzioni non ha impedito di realizzare edifici di assoluta dignità architettonica, opera dell’Ufficio Tecnico dell’Istituto diretto dall’ing. Renzo Russi.

In anni più recenti lo IACP ha realizzato due costruzioni in via Crispi (1980) e via Angeloni dell’arch. Mario Miraglia, dopo di che il Comune non ha più messo a disposizione aree da destinare all’edilizia residenziale pubblica nonostante la domanda di alloggi popolari sia ancora consistente.

Un ruolo non trascurabile nella produzione di edilizia popolare nella nostra provincia è stato svolto dalla Cooperativa Nuova Urbanistica, fondata nel 1971. Nella nostra città, attraverso una serie di interventi successivi ha realizzato, a partire dal 1976, nel quartiere “Bustecche”, un complesso di costruzioni comprendenti sei torri e 80 case unifamiliari a schiera, configurando un  quartiere con una soddisfacente dotazione di standard, che ha conferito al comparto qualità urbane che difficilmente si riscontrano nei quartieri di nuova formazione. Sempre a Varese. la stessa Cooperativa ha realizzato altri interventi, in via G. Rossa e via Wagner dell’arch. Segre.

Nel panorama della edilizia più recente sono comparse poche costruzioni di pregio, che tuttavia fanno sperare in una evoluzione del gusto estetico della città: Il palazzo di via S. Michele del Carso di Bosetti e Piantanida (1990), il complesso di via Merini del gruppo Architetti Associati “Officina”, la casa Salvemini a S. Ambrogio di Crespi-Del Corso. Il recente ampliamento del tribunale, opera degli architetti fiorentini Fagnoni e Gurrieri, ha riscattato, in parte, la monumentalità littoria dell’edificio preesistente: pochi esempi di architettura impegnata a fronte del perdurare di una attività edilizia corriva –  tra cui il recente Centro Commerciale di piazza Repubblica – che ha sfigurato vie e piazze del centro urbano.

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Pubblicato il 06 Maggio 2003
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