La riscoperta dei centri storici
Mezzo secolo di Architettura a Varese - 3 Primo appuntamento con l'approfondimento della storia dell'evoluzione urbanistica della città
A seguito della limitazione delle capacità insediative imposte agli strumenti urbanistici e ai vincoli di salvaguardia dei nuclei antichi, a partire dagli anni ‘80, si sono verificate le condizioni per la riscoperta del patrimonio esistente, limitando il degrado dei centri storici. Negli anni più recenti anche la domanda si va adeguando, in considerazione degli oggettivi vantaggi di una collocazione della residenza o delle attività terziarie nel centro cittadino.
I vantaggi del recupero di questi manufatti sono evidenti: risparmio del suolo ancora libero dalla edificazione, conservazione o ripristino delle qualità storico-ambientali del paesaggio urbano, utilizzo di aree già dotate di attrezzature e servizi. Sul piano sociale mantenimento della popolazione e delle attuali attività evitando la loro emarginazione in quartieri periferici.
L’antico nucleo storico di Biumo Inferiore è stato deturpato negli anni ’60 da un insediamento di 60.000 metri cubi che incombe sulla via Garibaldi.
Il recupero del tessuto urbano presenta peraltro problemi di non facile soluzione: Allo scopo di evitare interventi scoordinati tra loro è necessario disporre di strumenti in cui queste operazioni siano regolamentate da un piano, esteso al quadro generale del nucleo antico. Tale piano deve definire, per ogni comparto edilizio e singola unità costruttiva, il tipo di intervento tra quelli previsti dalla legge 457/78; dalla manutenzione al restauro conservativo fino all’abbattimento e
successiva ricostruzione con i caratteri del contesto. Tali operazioni, che devono essere effettuate con la massima cura, comportano una indagine sullo stato di conservazione di ogni singolo immobile, sul valore storico-architettonico dello stesso attraverso l’esame di tutti i documenti reperibili, sulla attuale destinazione d’uso e su quella prevedibile. Sul piano operativo l’intervento deve essere preceduto da un rilievo accurato che attesti l’epoca di costruzione, anche attraverso i materiali e le tecniche impiegate, che dovranno essere riprese in fase di restauro. Il progetto dovrà quindi riguardare, in vista della successiva destinazione d’uso; l’adeguamento igienico-sanitario e tecnologico dell’edificio, la ricostruzione di parti ammalorate, il consolidamento statico e l’eventuale l’introduzione di nuove strutture. Da cui la necessità di armonizzare le parti aggiunte con quelle preesistenti. Tutte queste operazioni richiedono una capacità specifica che può essere conseguita anche attraverso consulenze di specialisti: storici, tecnici del restauro, strutturisti ecc…
Nella stessa via Garibaldi un corretto intervento del’Ufficio Tecnico Comunale ha portato al recupero del complesso di edifici dell’area Cagna. Un notevole contributo al risanamento dell’intero quartiere.
Da tutto questo quadro si deduce facilmente che il recupero, se viene condotto con le metodologie necessarie, è una operazione costosa, talvolta più costosa della nuova edificazione. Di conseguenza capita molto spesso che questi interventi vengano effettuati con disinvoltura tale da ottenere non già un risanamento dell’immobile ma una falsa immagine dell’antico, spesso contrabbandando per recupero l’abbattimento totale dell’edificio e la ricostruzione con pretesi caratteri originari.
In piazza XXVI Maggio, importante nodo stradale, l’edificio residenziale progettato dalla Cooperativa L’Officina rappresenta uno dei pochi esempi di qualità architettonica nella recente attività edilizia della nostra città.
Nella nostra città non sono mancati interventi di recupero filologicamente corretti. Tra questi il convento di Sant’Antonino e l’edificio di viale Belforte dell’arch. Maré, il palazzo della Provincia dell’arch. Mario Miraglia. Alberto Minazzi, dello studio “Officina”, è l’autore della ristrutturazione del nucleo storico della castellanza di Biumo Inferiore in cui l’antica via Garibaldi, già deturpata da un palazzo per uffici assolutamente fuori scala rispetto al contesto, è stata parzialmente recuperata dall’intervento pubblico con la ristrutturazione dell’area Cagna dell’arch. Franco Andreoni.
Nonostante questi ed altri pregevoli interventi non si può affermare che i nuclei storici, numerosi nella nostra città, nata dall’aggregazione di castellanze e comuni limitrofi nel secolo scorso, si possano restituire alla antica dignità in tempi brevi. Gli operatori privati intervengono laddove i costi del recupero sono ampiamente compensati dai prezzi di vendita o dai canoni di affitto e certamente non sono interessati ad operare a Bregazzana o La Rasa. L’ente pubblico, a parte qualche caso isolato, non sembra intenzionato ad intervenire laddove nuclei antichi o prestigiose vestigia storiche cadono in rovina. Così come è avvenuto per la cascina Guaralda cancellata dalle nuove edificazioni. Sarebbe auspicabile che la mano pubblica fosse più attenta alla salvaguardia del patrimonio che riguarda la memoria storica di questa città anche se i cittadini sembrano essere più sensibili nel profondere miliardi nell’ampliamento di un palazzetto dello sport, lasciando cadere a pezzi il castello di Belforte.
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