Varese può attendere
Varese – Scarsa attenzione all'importante convegno organizzato dall'associazione degli architetti varesini
“Grandi opere per Varese”, un tema che non interessa ai cittadini. Pochissima gente al convegno organizzato dall’associazione architetti di Varese. Molte sedie vuote tra la stampa locale invitata a mettere a fuoco i dettagli. Assenti anche i referenti istituzionali. Il consigliere regionale Buscemi sostituisce, con verve, Formigoni; ma le assenze del presidente Reguzzoni e soprattutto del sindaco Fumagalli si notano; un conto è enunciare dati tecnici, un altro – era in fondo il senso del convegno – affrontare la filosofia di un progetto complessivo, di un quadro generale. La delega ai tecnici suona come una sfiducia nella natura del convegno stesso. Molti i relatori, forse addirittura troppi. Il numero ha nuociuto alla condensazione del tema: che non era facile, ma doveroso: 17 grandi progetti per la città.
L´incontro doveva servire a chiarire questo: esiste un disegno progettuale, una sintesi necessaria, un colpo d´ala che dia un senso illuminante a questo che appare un momento di straordinaria possibilità per investimenti ed energie? Oppure ci si muove, città, università, singoli uffici comunali ciascuno per la sua strada? La risposta tarda ad arrivare, e forse non arriva proprio. Tra l’elencazione fredda dei costi e dei tempi e dei modi degli investimenti certi, probabili, o nebulosi (è prevista, in ogni caso, un cifra complessiva di più di 550 miliardi di investimento) e altre più o meno lunghe digressioni fuori tema e fuori territorio, davvero si fa fatica a capire se la provocazione posta dagli architetti varesini sia stata davvero colta appieno.
È stato indubbiamente importante sapere, dal consigliere Buscemi, che i nuovi progetti di Varese sono anche il riflesso di un cambiamento di strategia del Pirellone; che agli occhi del palazzo regionale la città ha smesso i panni della località “fine corsa”, dove la strada ferrata e l´autostrada si arrestano come non ci fosse più dove andare e perché; che Varese sta entrando in Europa grazie proprio alla sua posizione di confine e che da arrivo deve diventare un transito, con infrastrutture adeguate, al centro com’è tra Malpensa, la futura Pedemontana e il celebre corridoio 5, il futuro asse che unirà Barcellona a Kiev.
Tutto bene. Così come rincuorano i reiterati appelli al partnernariato tra enti pubblici e privati, e alla sussidiarietà tra enti pubblici gerarchicamente distinti. Ma tutto questo in fondo lo sapevamo, lo si auspicava o lo si dava come dato acquisito. Era altro, tuttavia, quello che gli architetti e il pubblico volevano e vogliono sapere. A che fine? Stiamo cambiando la natura di questa città: quale pelle nuova assumerà?
Tra gli “esterni” chiamati alla tavola rotonda, Marco Magnifico, direttore del Fai, ha forse colto nel segno: “Mi piace venire spesso a Varese, perché è il posto dove più si fanno dibattiti sul futuro della città. Poi però succede poco.” E centra il bersaglio quando chiede: “Ma, dunque, quale volete che sia la vocazione di questa città: industriale? culturale? turistica? o magari quella universitaria? o cos´altro?. Non si capisce”. La sua è peraltro una ricetta che sa di buono ma anche di antico. “Per me Varese deve tornare ad essere quella che era cent´anni fa: un posto bellissimo, per una villeggiatura di qualità, un turismo da week-end. Conservando quel bello paesaggistico e architettonico che ancora avete. Una Salisburgo lombarda”. In concreto ciascuno dei relatori più direttamente interessati difende i propri progetti di competenza, anche da qualche intervento polemico della stampa presente che fa richiesta di maggior trasparenza e comunicazione sull’andamento dei lavori: emerge dunque che l´università dell’Insubria, naturalmente uno degli attori principali del cambiamento – le previsioni dicono di un numero di studenti in città che potrebbe arrivare a 10.000 entro due anni – presenterà in un prossimo consiglio comunale aperto l´intero progetto per l´insediamento universitario a Bizzozero. Che la tangenzialina est, assicura l´assessore alle grandi opere Taddei, sarà realizzata anche grazie al concorso dell´Anas trovando una risposta ai dubbi sulla copertura finanziaria; che l´ospedale, per quanto abbia contenziosi in ordine allo smaltimento dell’immane quantità di terra di scavo, con prevedibili ritardi e rincari delle previsioni, sarà una straordinaria e pressoché unica occasione per fare in Varese una cittadella della sanità e della medicina: che proseguono i lavori per la funicolare, mentre la Schiranna si avvia a diventare un centro ludico polivalente.
Quanto al resto, siamo in verità al palo. Teatro, carcere, caserma, villa Baragiola, Belforte, per citarne solo alcuni, sono per il momento concetti, fatti salvi impegni generici di investimento, senza un progetto vero e a breve termine. Anche per questo, ci si augura che l´AV voglia in futuro pretendere altre risposte.
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