«Il teatro merita un impegno forte»
Intervista con Claudio Castiglioni, l'architetto del gruppo di lavoro che realizzò lo studio di fattibilità per il centro polivalente
Tre anni fa, un gruppo coordinato dallo studio Traldi di Milano si aggiudicò la gara per realizzare uno studio di fattibilità per la costruzione di un centro polivalente, il cui nucleo centrale sarebbe stato il teatro. Il noto architetto era la testa di una cordata di costruttori e di esperti in tutti i settori legati a quell’eventuale struttura. Basti pensare per tutti a Muller di Monaco che ha lavorato alla realizzazione dell’auditorium di Roma, di Lingotto a Torino e di Parma. Nel gruppo di lavoro era presente anche il varesino Claudio Castiglioni.
Architetto, in questi giorni il teatro è tornato a far parlare di sé purtroppo in termini molto critici. Il suo gruppo lavorò anche sui temi della gestione. Cosa ne pensa di questa crisi?
«Non ho elementi per parlare di questo specifico aspetto. Il nostro lavoro è stato molto diverso perché si prefiggeva finalità diverse. Venne realizzato prima di costruire l’attuale struttura in Piazza Repubblica. Salutammo con favore questa scelta dell’amministrazione perché uno degli obiettivi, oltre la gestione nell’immediato, era capire quale sarebbe stata la reazione del pubblico».
Cosa può dire di questo?
«Esiste una chiara volontà dei cittadini di avere uno spazio importante. La buona partecipazione è lì a dimostrarlo. Ora quindi occorre davvero allargare la riflessione cercando di capire come procedere. Se avevamo bisogno di una conferma circa la necessità di un’opera importante, ora l’abbiamo avuta».
Ma, malgrado la partecipazione, ci sono dei problemi di gestione…
«Su questo vanno affrontate due diverse questioni su cui mi sembra si sia riflettuto poco. Da una parte non esiste al mondo una struttura simile, di una certa importanza, che abbia una gestione privata. I costi di una programmazione seria, non solo di cassetta, sono tali che arrivare al pareggio significherebbe già un autentico successo. Dall’altra è il bacino di utenza. Per rendere economica una scelta occorre allargare le presenze del pubblico non solo al di fuori della provincia, ma almeno avere una scala regionale. L’attuale struttura non lo permette, sia per standard di qualità, che per servizi. È stata una scelta ottima, ma ha dei limiti oggettivi. Oggi il pubblico è diventato esigente. In genere cerca una qualità sempre maggiore e per averla è anche disposto a fare centinaia di chilometri. Questo succede perché gli artisti scelgono performance di valore solo in luoghi che ritengono adatti. Non possiamo prescindere da questo dato».
La struttura che avete ipotizzato voi quindi si muoveva su questa linea…
«Si. Vorrei dire che noi avevamo ipotizzato un’opera importante, con standard paragonabili a quelli delle più recenti costruzioni europee. La gestione doveva poter disporre di molti spazi sia per eventi culturali che per aspetti più propriamente commerciali; certo sempre legati a un certo tipo di attività».
Ma questo progetto è realizzabile?
«Certo, altrimenti che studio di fattibilità sarebbe stato. Ovviamente ci vuole del coraggio e fare delle scelte. Vede, molto spesso si sono fatti discorsi superficiali o peggio ancora si è liquidata questa idea con sufficienza. Il costo è certamente un elemento importante. Si parla di 30-35 milioni di euro. Una cifra però che è alla portata di questo territorio se si pensa che per i prossimi anni si prevedono investimenti in opere pubbliche per oltre 300 milioni di euro».
Quindi ritiene che si possa riprendere a parlare di questa idea di centro polivalente?
«Si, soprattutto adesso. C’è un’esigenza di trovare risposte nell’immediato, ma contemporaneamente andrebbe aperto un dibattito sull’importanza di caratterizzare Varese con un’opera autorevole. Altrimenti che senso ha continuare a parlare di città turistica, di centro congressuale e altro in questa direzione. La città deve fare delle scelte impegnative, ma che la contraddistinguano. Altrimenti con piccoli interventi non andremo molto lontano».
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