Lunedì nero per il lavoro: due morti
Due lavoratori sono morti a distanza di poche ore uno dall'altro: il primo, schiacciato da un muro, in un cantiere di Cavaria con Premezzo, il secondo folgorato mentre stava lavorando su un quadro elettrico in un cantiere di Vedano Olona
Due morti sul lavoro in provincia di Varese, a poche ore di distanza l’uno dall’altro. Il primo, un lavoratore di 51 anni, Rosario Liotta, di Oggiona Santo Stefano, è rimasto travolto dal muro della villetta a cui stava lavorando, al civico 22 di via Macchio a Cavaria con Premezzo (foto) . Il secondo, invece, Salvatore Oliverio, 45enne calabrese d’origine e residente a Venegono Inferiore, è stato folgorato da una scarica elettrica mentre lavorava in un cantiere di via Papa Innocenzo III a Vedano Olona.
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La prima tragedia è avvenuta poco dopo le tredici. Rosario Liotta era appena rientrato dalla pausa pranzo e si era messo a lavorare sul tetto della palazzina quando il muro gli è improvvisamente crollato addosso. Un botto tremendo, avvertito da due compagni di lavoro, che hanno raggiunto il punto dell’incidente, prestando le prime cure allo sfortunato operaio. Nonostante il tentativo di rianimarlo, Rosario Liotta è morto poco dopo a causa del trauma da schiacciamento subito. Il personale medico del 118 di Varese, giunto sul posto di lì a poco, non ha potuto fare altro che constatarne la morte. Il muratore era dipendente della Bea, una ditta edile con poco meno di dieci dipendenti tra le più antiche e conosciute nella zona di Cavaria con Premezzo.
Salvatore Oliverio era un artigiano, titolare della ditta Applicolor Edilizia srl, specializzata in lavori di verniciatura e imbiancatura di esterni. La tragedia è avvenuta alle 16 e 45. Secondo quanto raccontato dai suoi compagni di lavoro l’uomo ha messo mano a un gruppo di cavi scoperti all’esterno della palazzina, subendo una tremenda scarica elettrica (foto a sinistra). A nulla sono valsi i primi soccorsi prestatigli dai colleghi, tra cui alcuni parenti. Inoltre pare che la sua ditta non fosse titolare dell’appalto, ma stesse lavorando in subappalto per un’altra azienda di Tradate.
«Il caldo soffocante di questi giorni puo’ essere un fattore di rischio specialmente per la lucidità nell’azione del lavoratore – dice Renato Franchi, del dipartimento sicurezza della Cgil -. Vanno però spese alcune considerazioni ulteriori. La prima è la percezione del rischio: è vero che bisogna lavorare nella messa in sicurezza oggettiva, ma la formazione dei lavoratori e degli imprenditori deve essere costante. Io non andrei mai su un tetto senza sicurezza, eppure l’anno scorso è accaduto che a Gallarate un datore di lavoro ha rischiato di morire con il suo dipendente precipitato dal tetto. Se rischia un datore, cosa dobbiamo pensare di un operaio. Insomma nel giro di un anno siamo al secondo infortunio mortale dove è coinvolto un datore di lavoro, questo deve far pensare, vuol dire che c’è tanto da fare. Bisogna passare dalla casualità alla causalità e la percezione del rischio, elemento citato un’infinità di volte nella 626, è ciò che fa la differenza».
«Il problema degli infortuni sul lavoro – conclude Claudio Croci della Fillea- Cgil – ha assunto una valenza enorme anche in ditte che, come quella di Cavaria, hanno gli operai iscritti alla cassa edile e mettono in regola i loro dipendenti. Nella provincia di Varese, per il comparto edile, sono già morte troppe persone dall’inizio dell’anno, dati confermati a livello regionale. Per questo motivo ci recheremo il prossimo 2 luglio al Pirellone, sede della Regione, per un presidio. L’obiettivo è proprio quello di sensibilizzare l’opinione pubblica verso un problema che non può passare in silenzio»
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