«Per realizzare il nostro sogno ci siamo giocate la casa»

Compie un anno la struttura educativa fondata, con pochi mezzi, da due giovani imprenditrici

Da favola a realtà. La comunità "Piccolo principe" di Busto Arsizio è una cooperativa sociale fondata meno di una anno fa ( agosto 2002) che si dedica a 360 gradi del recupero di minori provenienti da drammatiche esperienze familiari. L’idea "imprenditoriale" è di due trentenni, Patrizia Corbo e Claudia Dato ( in attesa di un bimbo ndr) , con alle spalle anni di esperienza nell’ambito dell’assistenza sociale e dell’educazione e recupero di minori. La loro storia è l’esempio di una nuova formula di imprenditorialità di successo, determinata non solo dalla caparbietà femminile, ma come confermano entrambe, soprattutto dalla forza delle idee.

Senza soldi, ma con spirito e ed entusiasmo hanno creato una comunità unica nel suo genere per quanto riguarda la struttura e l’organizzazione.

«La nostra idea di comunità non è stata vincente solo perché siamo donne, ma perché ci abbiamo fortemente creduto, tanto da giocarci la casa per ottenere il primo finanziamento di 140mila euro da una banca per poter partire – spiega Patrizia – Oggi stiamo ricevendo anche i primi aiuti grazie alla 199 e presto anche finanziamenti tramite la legge 215/92, ma noi abbiamo iniziato senza aspettare queste sovvenzioni e così in meno di un anno la nostra attività è già a regime».

«La nostra comunità alloggio per minori può ospitare al massimo 9 bambini tra gli 8 –11 anni – precisa Claudia – affidatici dai comuni di provenienza( dopo la sentenza del tribunale che li ha tolti da una situazione critica familiare per abusi o maltrattamenti ndr) che pagano la retta. Il piano educativo è individualizzato e dura al massimo due anni, tempo necessario per ricostruirli emotivamente e psicologicamente».

La peculiarità di questa struttura è senza dubbio l’organizzazione: oltre a ben 25 volontari che si rendono disponibili per ogni evenienza, ci sono importanti figure professionali come 2 psicoterapeuti , 1 maestro di arte e mestieri , 1 coordinatore , 1 supervisore d’equipe e 1 assistente sociale.
«Quello che fa la differenza – sottolinea Claudia – è la professionalità e la qualità del nostro servizio. Presto avremo la certificazione di qualità e l’accreditamento. Dopo un anno di duro lavoro siamo soddisfatte. Ma abbiamo altri progetti in testa come la creazione di un centro di mediazione familiare perché , sarà pure banale dirlo, ma lo scopo di chi lavora in un ambito sociale è quello di prevenire i problemi perché il lavoro di recupero richiede sforzi psicologici enormi».

Dopo un anno di esercizio le due giovani imprenditrici hanno chiuso il bilancio in pareggio, dimostrando con i fatti che con poche ma valide idee si può creare un’attività intelligente e anche utile per la società.

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Pubblicato il 18 Giugno 2003
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