Quando la tecnologia salva la vita

Presto 16 nuovi macchinari sulle ambulanze per vincere la corsa contro il tempo negli arresti cardiaci. A giorni partirà il corso di preparazione all’utilizzo degli strumenti curato dal 118

«All’incirca mille persone muoiono ogni anno solo in provincia di Varese per arresto cardiaco dovuto a patologie cardiache che possono, nel 75 per cento dei casi, essere trattate grazie ad un tempestivo intervento col defibrillatore». Questa affermazione da parte di Claudio Mare, responsabile della centrale operativa del 118 di Varese la dice lunga sull’importanza del programma che in questi giorni è al vaglio dei responsabili del 118 provinciale per dotare le 16 postazioni “h 24” delle ambulanze in convenzione 118 di un defibrillatore. Un macchinario speciale però: per il suo utilizzo non è necessario essere medici, né infermieri di pronto soccorso. La novità di questo sistema sta proprio qui. I 16 defibrillatori già acquistati con la sovvenzione regionale di 35.000 euro saranno in grado, con solo qualche ora di formazione, di poter essere usati oltre che da tutti i volontari anche dal personale delle forze dell’ordine e addirittura da privati.
«L’anno passato entrammo, come centrale operativa 118 provinciale, in un programma regionale per l’attuazione delle linee guida per la defibrillazione assieme ad altre quattro centrali operative della Lombardia – spiega Claudio Mare – . La motivazione di questa scelta risiede nell’alta incidenza di morti per arresto cardiaco che si rileva nella nostra regione: si parla di 1 su 1000 abitanti. Per questo è nata la necessità di un programma che oggi sta dando i suoi frutti grazie anche alla sensibilità del direttore dell’azienda ospedaliera di Varese Roberto Rotasperti. Proprio in queste ore stiamo valutando un calendario per partire al più presto con la formazione per l’utilizzo di questi macchinari nei riguardi di tutti i volontari abilitati a prestare soccorso sulle ambulanze. L’obiettivo è quello di avere a breve almeno un volontario o un dipendente 118 per ambulanza capace di utilizzare il defibrillatore. Ma non escludiamo di ampliare le lezioni anche ai rimanenti volontari e alle forze dell’ordine».
E non solo: anche i privati potranno accedere all’uso del defibrillatore, come avvenuto per un’azienda dell’Alto Varesotto che ha deciso di dotarsi di questo mezzo, e per il comune di Induno Olona, che ne ha già acquistati due. In caso di emergenza sanitaria collegata con patologie cardiache, infatti, questo macchinario fa la differenza fra la vita e la morte.
Il costo di un defibrillatore è di circa 2.500 euro, più le spese per dotarsi di un programma per la lettura dei dati e la gestione della memoria.
E il vantaggio rispetto alle macchine “manuali” sta nella quasi totale automaticità. Due piastre di lettura vengono posizionate sul torace del paziente per la verifica del tracciato cardiaco, dopo pochi istanti la macchina “parla” avvisando il da farsi, che prevede appunto anche una scarica elettrica per far ripartire il cuore.
«E’ un’operazione relativamente semplice – conclude Mare – anche se è bene preparare il personale ad utilizzare questo mezzo, che negli Usa è già diffusamente impiegato da personale paramedico per la cui preparazione vengono dedicate solo 3 ore. Noi impartiremo invece lezioni di 5 ore a chi è già abilitato al soccorso, mentre per le forze dell’ordine e per i privati è previsto un corso di 9 ore. In questo caso, oltre all’uso del mezzo, si insegnerà anche a compere una corretta rianimazione cardio-polmonare».

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Pubblicato il 03 Giugno 2003
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