«Siamo bravi, ma dobbiamo diventare più originali»

Per Maurizio Colombo, presidente di Unionorafi, la Provincia di Varese potrebbe fare un salto di qualità nel settore

«L’idea ci venne dieci anni fa, visitando il centro orafo di Vicenza, dove diverse imprese si erano associate per risparmiare sui costi di vigilanza e per gestire uno show-room». Maurizio Colombo, imprenditore di Gallarate è uno dei promotori del progetto di cittadella degli orafi. «Le aziende della nostra zona sono per la maggior parte molto piccole – è la sua analisi – mediamente composte da quattro o cinque persone. Unirsi per risparmiare sui costi e per valorizzare i prodotti è la cosa più logica».
Un primo stimolo importante è naturalmente quello della sicurezza: «Io spendo moltissimi soldi per la vigilanza. Il bello è che con la stessa cifra si potrebbe organizzare un servizio per almeno sei aziende». Secondo stimolo, la depurazione delle acque: «La normativa ci impone dei costi per la salvaguardia ambientale che potremmo in qualche modo ammortizzare se lavorassimo nello stesso sito produttivo». 
Migliorare la posizione degli orafi gallaratesi nel mercato nazionale e internazionale rimane comunque l’obiettivo principale. Colombo, che è anche presidente Unionorafi di ApiVarese e presidente nazionale Unionorafi e argentieri di ConfApi, ha le idee chiare: «E’ un sogno che abbiamo da tempo – racconta al telefono da Vicenza, dove si sta svolgendo la fiera nazionale di settore – vorremmo diventare il quinto polo italiano dell’oro». Per raggiungere questo obiettivo i maestri del gallaratese (la maggior parte delle 130 imprese è nel triangolo Gallarate, Cassano Magnago, Samarate) hanno bisogno di un salto di qualità: «Noi siamo bravi a produrre tanto, veloce e in serie – osserva Colombo – ma negli ultimi tempi abbiamo cominciato a lavorare molto per contro terzi. In questo modo siamo vincolati alle tendenze lanciate dagli altri poli produttivi e non possiamo impostare una strategia basata sulla valorizzazione del nostro prodotto. Avremmo invece bisogno di un distinguo qualitativo. Le professionalità giuste ci sono» conclude Colombo
Dunque, quello che ci vuole è proprio una dose di innovazione e la volontà di fare sistema. 

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Pubblicato il 11 Giugno 2003
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