«Sono diventato medico e ora tornerò per aiutare il mio villaggio»

Ilario Boma è arrivato dal Sudan per studiare. Con la sua laurea in medicina organizzerà un ospedale

Ilario Boma, trentatre anni, originario del Sudan. In italia è diventato medico. Si è laureato nelle settimane scorse alla facoltà di medicina dell’Università di Milano e abita a Busto Arsizio. Otto anni di studio per servire il suo villaggio, Lofan, nel sud del Sudan, abitato dai Pari una tribù di quarantamila abitanti, senza un medico, una struttura sanitaria e la guerra civile che ha distrutto dopo decenni un intero paese. In Italia ha scelto di studiare per diventare un bravo medico, ma anche per capire la nostra cultura che ha permesso di raggiungere questo benessere. «Ho scelto la facoltà di medicina perché per il mio paese, per l’Africa rappresenta una professione utile». Lui, infatti non starà in Italia per sempre. Dopo avere svolto l’esame di stato e conseguito una specializzazione il suo progetto è quello di ritornare in Africa per costruire un ospedale. Per farlo un anno fa ha fondato un’associazione che si chiama "Village call" (il villaggio chiama). 
«Sono andato via per studiare, in Sudan non c’è questa possibilità sia per motivi politici che per motivi economici – racconta Ilario – c’è la guerra civile e io sono cattolico in un paese islamico». Aveva inziato a studiare nell’università di Juba. «Ma quando sei in un paese come il Sudan e per di più cattolico, ogni minima esigenza o bisogno viene interpretato come atto di ribellione». E così era stato quando gli studenti cattolici dell’università avevano chiesto che insieme alla futura moschea, nell’università ci fosse uno spazio per pregare. «Questa richiesta è stata interpretata come fuori legge, per questo me ne sono andato, per certe cose il rischio è quello di perdere la vita». Così Ilario ha lasciato un paese dove nessuno è libero e tanto meno i cattolici che in quello stato sono quasi il 20 per cento della popolazione. 
«Mi sarebbe piaciuto andare negli Stati Uniti oppure in Inghilterra, ma era troppo costoso – racconta – così nel 1994 sono arrivato in Italia e ho scelto la facoltà di medicina a Milano, dove sono riuscito ad entrare solo nel 1995 per via del numero chiuso e dei problemi con la lingua». Dopo atto anni si è laureato, fra qualche settimana svolgerà l’esame di stato e se ci riuscirà conseguirà una specializzazione. 
Nel suo villaggio in Africa ha lasciato solo la mamma. Il padre è morto e così anche tre fratellini piccoli. Forse è anche per questo che Ilario vorrebbe specializzarsi in pediatria. Nel suo villaggio infatti non c’è un medico e non c’è una struttura ospedaliera. Non c’è nulla per garantire la salute dei bambini e delle persone in generale. Per questo motivo attorno ad Ilario si è costruita una rete di solidarietà che gli ha consentito di partire e studiare all’estero. «Quando la guerra civile sarà finita io ritornerò per costruire un ospedale per il villaggio – dice – qui io sono niente, ma per gli abitanti del mio villaggio sono tutto». E su Ilario il villaggio che chiama ha investito speranza e anche soldi, per farlo studiare e per riaverlo un giorno medico in grado di curarli. 
In Italia ha vissuto bene. Nessun razzismo e adattarsi è sempre facile quando hai un obiettivo così forte. «Quando sai che devi arrivare ad una meta come questa allora tutte le difficoltà di vivere in un paese diverso diventano relative, tanto non saranno definitive». 
«Per molti amici e parenti sono un matto». Un matto perché Ilario, ora che è medico, potrebbe avere un futuro garantito e più tranquillo rispetto alle difficoltà che troverà nel suo villaggio. Potrebbe fare tutto questo. Ma su di lui ha investito un intero villaggio e lui stesso sente il richiamo forte della sua terra. «Sono il primo medico del villaggio e questa professionalità non posso usarla altrove, ma solo lì». Il villaggio chiama, continua a ripetere, il villaggio ha bisogno di persone come lui. «L’Africa non può essere cambiata dai bianchi, può essere cambiata solo attraverso gli africani ed io per il mio villaggio ora sono tutto». 
Ma ora davanti ad Ilario Boma c’è un altra meta da raggiungere. La specializzazione in pediatria o chirurgia. È molto costosa e gli extracomunitari possono conseguirla solo ricorrendo a fondi privati. Per questo esiste "Village call" che cerca simpatizzanti e persone che credano in questo progetto e sostengano gli studi di Ilario, che un giorno sarà una risorsa essenziale per il suo villaggio dal quale è partito. 



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Pubblicato il 20 Giugno 2003
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