«Sono un uomo libero, uno che sa fare il suo mestiere»
Ternate – Fra poche ore si chiarirà il futuro di Silvio Pieretti all'ufficio immigrati di Varese. Intanto gli stranieri dell'Anolf si stringono attorno a lui con un gesto di solidarietà
«Non sono un servo, non lo sono mai stato e non lo sarò mai, sono un uomo libero, un dipendente pubblico che sa fare il suo mestiere, ma nessuno siano essi sindaci, assessori possono pensare di legarmi il cervello». Sono le parole di Silvio Pieretti, il responsabile dell’ufficio immigrati del comune di Varese. A poche ore dall’incontro, che dovrà chiarire la sua posizione futura all’interno della macchina comunale, il responsabile dell’ufficio dichiara la sua disponibilità a lavorare ancora per l’ente comunale, come ha fatto da docidci anni a questa parte. Ma il suo trattamento economico non si dovrà toccare. «I salari dei lavoratori comunali non si toccano, è una questione di dignità – dice – dopo dodici anni che lavoro per conto della regione Lombardia nel comune di Varese, non possono accorgersi solo ora della consistenza del mio salario».
Non vuole di certo lasciare il lavoro al quale negli anni ha dedicato tanta passione ed energia. A Varese Pieretti ha costruito le fondamenta della società interetnica che ha sognato e continua a sognare. Lo ha fatto con gli stranieri. E l’Anolf, l’associazione della Cisl formata da immigrati, domenica 22, nella serata conclusiva di “Harambee”, la festa multietnica che si è svolta sul lungolago di Ternate, gli ha voluto esprimere con un omaggio tutta la sua solidarietà. Sono stati Thierry Dieng (copresidente dell’associazone), Yapo Yapi, M’hammed Sayaid, membri di Anolf e fra i primi immigrati arrivati a Varese a ricordare l’impegno di Pieretti al quale hanno consegnato una bandiera dell’associazione e il quadro di un pittore senegalese.
Trentadue anni di servizio per la regione Lombardia di cui dodici dislocato al comune di Varese, Pieretti ha cominciato a lavorare sui temi dell’immigrazione quando le parole multietnico e multirazziale si pronunciavano appena. Non ha lavorato per gli immigrati, ma con gli immigrati. L’assistenzialismo e il pietismo gli provocano reazione allergica e per questo ha sempre agito affinché gli stranieri fossero portatori delle loro esigenze e dei loro diritti. E Anolf, che al responsabile dell’ufficio immigrati varesino è molto legata, ha impostato così il suo operato. Basti pensare che in quell’associazione l’unico “straniero” è Sergio Moia, copresidente insieme a Thierry.
Dopo il risconoscimento attribuitogli dall’Anolf Pieretti spende ancora parole energiche. «Di più non avrei potuto avere e non voglio avere, non mi interessano le considerazione dei potenti, siano essi sindaci, assessori consiglieri o politici anche di questo governo, quello che conta sono i valori fondamentali che ci consentano di andare avanti in questa società che non può non essere una società multietnica e multirazziale, solo gli idioti possono credere che l’Italia si possa privare degli amici stranieri e di idioti in questo paese ce ne sono e in genere vengono anche premiati con alti incarichi» dice con foga.
Con lui o senza di lui, il messaggio per gli stranieri è chiaro. «Voi dovete continuare a lavorare con serietà nelle libertà e nella tutela dei diritti, per dimostrare agli idioti quello che sapete fare, dimostrate con i fatti di essere cittadini di serie A e soprattutto dimostrate che finché il colore della pelle vale più di quello degli occhi non ci sarà futuro».
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