Tartarughe rapite nella notte

Pasqualina e Pasqualetta ieri mattina non c’erano più, portate via nel sonno dalla loro "tana" nel ceppo di una vecchia betulla

Sembra curioso e frutto di allucinazioni da caldo il denunciare la scomparsa di due tartarughe, ma davanti al ventilatore ormai sfiancato tocca fare anche questo. Da 41 anni Pasqualina, tartaruga di terra acquistata da mio nonno quando avevo tre anni, viveva in giardino e ne dettava il ritmo con il suo letargo e la ricomparsa, quasi sempre intorno a Pasqua.

Nella sua lunga vita (dagli anelli delle squame cornee del carapace le si poteva dare un cento e passa anni) aveva visto nascere e morire molti gatti e altre tartarughe, come il mitico Pasqualone, gigantesco e feroce. Ma lei alla fine di ottobre incominciava a scavare il suo buco, sotto l’albero di fico o tra le radici della siepe e spariva, sotto un manto di fogli secche. Ogni anno, per 41 inverni. Quindici anni fa era arrivata Pasqualetta, monca di una zampa posteriore, vissuta in prigione su un balcone per una bella fetta della sua vita. Dopo un periodo di ambientamento la nuova arrivata andava come un razzo a dispetto dell’handicap e inseguiva la più mite Pasqualina.

Le due tartarughe erano il divertimento di molti bambini che passavano per la via e sostavano quarti d’ora ad ammirarle, chiamandole per nome. Volevano toccarle, portare loro l’insalata e le albicocche da sgranocchiare. Mia mamma, custode del “tartarugaio”, lasciava fare e anzi raccontava ai bambini meraviglie, mentre Cipirissa, la gattina nera, irriverente all’anzianità, saliva addirittura sul carapace della Pasqualina e con la zampetta, per gioco, le colpiva la testa. Scene da un giardino di città, più animato di altri, forse più felice. In un mondo dove ormai tutto ha un prezzo e nulla un valore, questa felicità dava fastidio, occorreva inquinarla con un gesto vile, brutale. Pasqualina e Pasqualetta ieri mattina non c’erano più, portate via nel sonno dalla loro “tana” nel ceppo di una vecchia betulla.

Al “mercato nero” una Testudo greca (da qualche anno specie protetta) vale sui 200 €, nemmeno il prezzo di un cellulare medio, ma due fanno già un bel gruzzoletto. C’è chi ha il tempo di passare e ripassare da una strada, osservare la gioia dei bambini nel vedere “le Pasqualine” e architettare un “colpo” che nobilita al confronto il più disperato ladro di polli. Pasqualina era l’ultimo ricordo vivo di mio nonno e sicuramente avrei continuato a mantenerlo per molti anni ancora, ma i ricordi si rubano, perché nel mondo di oggi il nulla ha sostituito il sentimento, l’affetto. Tutto deve essere portato verso il basso, schiacciato, omologato, reso tristemente uguale. Come un encefalogramma piatto.

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Pubblicato il 13 Giugno 2003
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