Uno spiraglio per non far morire la Lazzaroni

Il ministro Maroni partecipa al summit in Provincia sulla Lazzaroni. L'azienda rassicura i politici e i sindacati chiedono il ritiro della mobilità

«La produzione degli amaretti non sarà fatta in nessun altro posto che non sia Saronno. Ce l’ha messo per iscritto l’azienda. Se le attuali condizione dovessero cambiare la proprietà è anche disposta ad investire nella zona e, quindi anche potenziare la produzione». Con queste parole il ministro del lavoro Roberto Maroni si è rivolto ai dipendenti del biscottificio Lazzaroni di Saronno, lunedì 16 giugno, a Villa Recalcati in Provincia a Varese. 
I 74 lavoratori, che hanno ricevuto la lettera di inizio procedura per la mobilità, hanno atteso per oltre due ore l’esito dell’incontro che ha visto protagonisti la proprietà dell’azienda, nella persona dell’amministratore delegato Tombetti, il presidente della Provincia (Marco Reguzzoni), il parlamentare Marco Airaghi, il sindaco di Saronno (Pierluigi Gilli), il sindaco di Uboldo (Mario Piazza) e il sindaco di Origgio (Dario Cattaneo).

Il ministro. L’intervento di Maroni era stato richiesto dal presidente della provincia dopo il fallimento dell’incontro di giovedì scorso in cui Reguzzoni aveva abbandonato il tavolo per «indisponibilità dell’azienda a discutere un chiaro piano industriale». «Oggi, l’azienda ci ha messo nero su bianco di non voler spostate la produzione di amaretti in altra sede – ha spiegato il Ministro – Adesso costituiremo un tavolo tra Provincia, parlamentari, sindaci, sindacati, proprietà e un mio rappresentante, per verificare se vi siano le condizioni perchè la produzione rimanga a Saronno e possa».
«Qualche risposta dell’azienda non è stata molto soddisfacente, ma quello che è emerso è che gli amaretti hanno un loro mercato e possono continuare a essere prodotti. Ma non a queste condizioni. Il Governo si impegnerà, quindi, a fare quanto in suo potere per evitare che un’azienda storica della Lombardia, conosciuta in tutto il mondo, perda la propria sede principale».
Secondo Maroni «bisogna rimboccarsi le maniche, oggi abbiamo ottenuto l’impegno a costituire un tavolo per capire quali siano le condizioni dell’azienda. Da parte nostra verificheremo se anche da parte delle banche possa esserci un atteggiamento più responsabile. Per quanto riguarda la procedura di mobilità dovrà essere avviata la trattativa sindacale. Ma se vi dovessero essere difficoltà, siamo riusciti a sistemare lo stabilimento di Termini Imerese, perchè non dovremmo riuscire anche a Saronno?».

I rappresentanti politici di Saronno. «Il futuro che si delinea potrebbe quindi migliorare – ha spiegato il sindaco di Saronno – Dall’incontro è emersa una grande disponibilità dell’azienda: se le condizioni logistiche dovessero cambiare, sono disposti anche a investire sul territorio. Il problema sembra essere il fatto che l’azienda si trovi in un punto commercialmente non appetibile. Noi sindaci della zona siamo disposti ad andare incontro a questo problema individuando anche un posto più appetibile». «La costituzione del tavolo obbligherà l’azienda a rispettare quanto detto oggi» ha aggiunto Marco Airaghi, tra i promotori dell’iniziativa.

I sindacati. «Le affermazioni fatte oggi fanno ben sperare – ha dichiarato Simano Ghiraldi, segretaria provinciale della Flai-Cgil –  Noi oggi chiederemo il ritiro della mobilità, a dimostrazione di quanto detto dall’azienda». «L’obiettivo è mantenere uno stabilimento a Saronno e per questo ci vuole un piano industriale credibile» ha aggiunto Ivana Brunato, segretaria provinciale della Cgil. Secondo Luigi Maffezzoli della Cisl Ticino Olona «perchè queste affermazioni dell’azienda siano credibili, deve essere ritirata la procedura di mobilità». 

I prossimi giorni. Le prossime due settimane saranno quindi decisive per il futuro dell’azienda. «L’operazione che ha portato al ridimensionamento di un’azienda come la Lazzaroni che ha ricevuto fondi statali, mi è poco chiara e nei prossimi giorni verificherò i dati nelle nostre mani – ha infine dichiarato il ministro – Intanto il tavolo creatosi oggi, che per la prima volta vede insieme istituzioni e sindacati per un unico obiettivo, dovrà valutare le richieste della proprietà per rimanere a Saronno. Entro due settimane penso che si potrà sapere con certezza cosa sarà dell’azienda».
Intanto, nelle prossime ore, i sindacati avranno un incontro con la proprietà per definire le procedure per la mobilità.

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Pubblicato il 16 Giugno 2003
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