«Il commercio è in crisi nera, i saldi anticipati non servono»
Varese – Il mercato non tira, i consumi languono, manca fiducia nel futuro e voglia di spendere. La contromisura decisa dalla Regione è l'anticipo dei saldi estivi ma le associazioni di categoria varesine sono scettiche
«I saldi anticipati? Sa tanto di “si salvi chi può”». Non ha dubbi Giorgio Angelucci, presidente dell’Associazione Commercianti di Varese: i saldi che partiranno sabato 5 luglio non salveranno dalla crisi gli esercenti.
Una decisione presa dalla Regione Lombardia quella di anticipare di una settimana la vendita a prezzi ribassati degli articoli d’abbigliamento e pelletteria. Il periodo si allunga quindi notevolmente considerato che i saldi si concluderanno domenica 31 agosto.
La richiesta è arrivata pressante dai commercianti di Milano ma Angelucci, che è anche fiduciario provinciale per il settore abbigliamento, sostiene si tratti solo di un palliativo: «Dalla crisi, fortissima, si uscirà soltanto quando i consumi riprenderanno in maniera regolare. E quando accadrà? Forse quando la gente acquisterà fiducia nell’euro. Non sarà semplice né immediato, ma certo i saldi anticipati non risolveranno il problema».
Anche perché il problema è antichissimo: «Per trovare un periodo veramente d’oro bisogna tornare indietro fino al dopoguerra. Poi, negli anni 70, la situazione si è normalizzata fino ai primi anni 90, quando è tornato l’entusiasmo. Poi Tangentopoli ha dato una nuova mazzata e ora l’euro».
Novità, invece, giudicata positiva dalla categoria la lunghezza del periodo che viene esteso a sessanta giorni per dare maggior elasticità al sistema di mercato, dove ciascuno potrà scegliere, a propria discrezione, la durata dei saldi entro il termine massimo dei due mesi.
Estesa la possibilità delle svendite stagionali anche ai tessili, le attività di vendita di biancheria per la casa fino ad oggi escluse dall’operazione saldi.
Anche quest’anno, i negozi aderenti a Uniascom propongono l’iniziativa “Saldi Chiari”, il decalogo di trasparenza delle vendite della merce in saldo a tutela del consumatore.
L’anticipo d’estate del ribasso dei prezzi non piace nemmeno alla Confesercenti: «E’ inopportuna questa modifica di calendario – spiega Gianni Lucchina – la crisi la tocchiamo con mano, è pesante; non si possono fare saldi per dieci mesi l’anno e vendere a prezzo pieno per due mesi, vengono meno i margini di guadagno».
Ma se a nessuno piacciono i saldi, perché la Regione Lombardia ha preso questa decisione? «Io credo che iniziative di questo tipo facciano bene soprattutto alla grande distribuzione, mentre i piccoli negozi non ne traggono grande beneficio». Ma siamo di fronte a una crisi epocale o è solo un passaggio delicato ma superabile? «E ‘ una delle crisi più preoccupanti degli ultimi anni. La gente è incerta sul proprio futuro e meno disposta a consumare. Manca fiducia nel futuro, nel mercato, nel Paese».
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