Crisi Lazzaroni verso il baratro, ancora nessuna soluzione

Sindacati e proprietà il 26 agosto all'ufficio regionale del lavoro. Si vi dovesse essere un "mancato accordo" potrebbero subito partire le prime lettere di licenziamento

Non accenna a migliorare la situazione alla Lazzaroni, la storica azienda produttrice di amaretti il cui stabilimento di Saronno rischia la chiusura. Se nelle prossime settimane non si trova una soluzione definitiva, i primi giorni di settembre potrebbero già partire le prime lettere di licenziamento.  

Per il 26 agosto è stato fissato l’appuntamento all’ufficio regionale del lavoro. In quell’occasione si svolgerà l’incontro definitivo tra azienda e sindacati dal quale dovrà emergere la soluzione per fronteggiare la crisi. Ma se l’accordo per salvare i 74 dipendenti non dovesse essere raggiunto già nei prossimi giorni, con l’incontro del 26 si potrebbe giungere anche a un cosiddetto "mancato accordo". Situazione quest’ultima che porterebbe l’azienda a poter emettere lettere di licenziamento già a partire dal primo di settembre. 

La situazione di crisi sembrava essersi sbloccata il mese scorso con la richiesta dell’azienda di un nuovo terreno dove poter investire per rilanciare la produzione di biscotti nel saronnese. L’amministrazione comunale si Saronno ha così messo a disposizione un terreno di 8 mila metri quadri. «Ma non abbiamo più saputo nulla dalla dirigenza della Lazzaroni – spiega Simona Ghiraldi dalla segreteria provinciale della Flai-Cgil – Non abbiamo grandi speranze, la procedura di mobilità sta proseguendo inesorabile e le amministrazioni comunali ci rispondono che non possono fare nulla se la Lazzaroni non presenta un piano dettagliato per fronteggiare la crisi. Agosto sarebbe dovuto essere un mese cruciale, ma così non è stato, almeno non in questi giorni. L’incontro del 26 chiude l’ultima parte della procedura, dopodiché se non si raggiunge un accordo, l’azienda sarà libera di inviare quando vuole le lettere per il licenziamento».

«Noi siamo anche disposti a mettere in conto una cassa integrazione straordinaria in attesa, magari, della ristrutturazione dell’attuale stabilimento – conclude la Ghiraldi – ma dall’azienda deve arrivare un dettagliato piano di ristrutturazione, altrimenti abbiamo tutti le mani legate, sia noi che le amministrazioni comunali».   

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Pubblicato il 14 Agosto 2003
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