Villa Baragiola: il degrado continua
A più di due anni dall'acquisto, il comune ancora incerto sulla destinazione. E l'edificio è sempre più abbandonato a se stesso
E pensare che qualcuno l’ha fatta inserire nel sito approntato dalla Presidenza del Consiglio per il semestre di presidenza europea, tra le bellezze «assolutamente da non perdere» di Varese. Villa Baragiola e il suo parco. Naturalmente il ministro Maroni e compagnia sono stati tenuti lontani dall’ex seminario di Masnago.
Non è un bello spettacolo, per chi si avvicini all’edificio. Un tappeto di vetri rotti, vecchi resti di sedie disintegrate, ferri arrugginiti a vista, fogli di carta igienica usata lungo le scale, tracce di urina sui muri, finestre spalancate.
Chi sta approfittando dello stato di degrado di Villa Baragiola? Quando e chi si preoccuperà di mettere in stato di sicurezza lo stabile?
L’ex seminario di Masnago venne ceduto per poco più di 6 miliardi dalla Curia al comune di Varese che si avvalse nell’occasione di un vecchio diritto di prelazione. Era il marzo del 2001, in piena campagna elettorale e la notizia fu di quelle che fanno rumore. La città si vedeva improvvisamente dotata di un’altra celebre e sontuosa struttura all’interno di un parco, altrettanto affascinante nell’impianto e dal punto di vista botanico.
Quanto alla destinazione, le idee erano tante, alcune suggestive, altre meno. Una questione di tempo, si pensava, prima di capire se la villa sarebbe diventata o un nuovo polo museale cittadino o qualcosa altro ancora.
Ma dopo due anni e mezzo tutto, ancora, tace.
Con l’aggravante che l’edificio, già bisognoso di pesanti interventi al momento dell’acquisto, è sempre più bersaglio di atti di vandalismo e di degrado, ciclicamente segnalati da queste pagine e spesso lamentate dalle email dei lettori.
Un solo esempio; antistante al seminario vi è ancora il vecchio campetto da basket; un playground a dimensione di ragazzini, saltuariamente frequentato. A ridosso del campetto sotto il porticato sporcizia e vetri, frammenti di vetri dappertutto. La nobile vetrata retrostante così come le lampade del portico sono state metodicamente bersagliate e frantumate da chissà chi.
La cosa si fa più inquietante all’interno del seminario, dove chiunque può accedere: porte aperte o, in ogni caso, vetrate infrante a lasciare altri vie d’accesso, con tutti i rischi di ulteriori danneggiamenti o vandalismi alla struttura.
Che l’edificio sia usato per usi impropri è evidente: rotoli di carta igienica sparsi sul pavimento, frammenti di carta usata lungo le scale che portano al secondo piano, chiazze di urina negli angoli e sui muri.
Già un anno fa segnalammo come, dopo gli impegni iniziali, anche il parco soffrisse di un uguale, progressiva trascuratezza.
Un parco “fantasma”, presenze rade, se non in occasione di iniziative estemporanee. Un luogo di delizie ipotetiche, cui non giova l’aspetto sinistro, dimesso e trascurato degli edifici.
In attesa che l’amministrazione decida sulla sua destinazione d’uso – tra le ipotesi vi è ancora quella museale, il trasferimento di parte degli uffici comunali o della scuola bosina – vi è innanzitutto un problema di sicurezza, prima ancora che di decoro.
Attenta e sensibile alle sfumature e ai dettagli, anche quelli estetici, sorprende che la giunta Fumagalli non riesca trovare il bandolo per tamponare una situazione grave di degrado di un bene pubblico.
L’ultima email, a proposito, fa rilevare che da qualche giorno anche le finestre della villa, solitamente chiuse, si aprono: «Che qualcuno vi stia, abusivamente, abitando”?, si chiede il lettore.
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