«Artigianato in crisi, chiudono troppe aziende»

Allarme lanciato dal presidente dell'associazione Artigiani che dà la colpa agli affitti elevati, alla viabilità e alla burocrazia

«Il settore dell’artigianato è in crisi e i dati sono alquanto preoccupanti: 600 aziende artigiane hanno chiuso in un anno nella Provincia di Varese». Fermo Borroni, presidente dell’Associazioni artigiani di Saronno, è deciso a non arrendersi di fronte alla crisi che sta colpendo il comprensorio saronnese, da sempre la parte della provincia più ricca di attività. Due mila e 300 sono le aziende artigiane presenti nel saronnese, 8 mila le persone che vi lavorano. Il 40 per cento sono aziende edili, il 30 meccaniche. Quest’utlimo è il settore più in crisi, secondo l’associazione.

Affitti elevati, banche che concedono crediti a fatica, viabilità difficoltosa sembrano proprio essere questi i maggiori problemi che hanno provocato la crisi. «Gli affitti sono alle stelle – spiega il presidente – 10 ai 15 mila euro all’anno per due locali sono davvero esagerati per una piccola impresa artigianale. Vorrei sapere quale attività può concretamente reggere questi costi. Inoltre è sempre più difficile aprire una piccola azienda, anche perchè le banche non vogliono rischiare nulla e chiedono garanzie che un giovane imprenditore, se non ha alle spalle qualcuno, non è in grado di dare. E poi anche la burocrazia e la contabilità: in molti casi è simile a quella delle grandi aziende».

Altro grande problema è la viabilità, la cui difficoltà, soprattutto nel saronnese, non è certo un incentivo per le piccole imprese. «Nessuno ha la bacchetta magica, ma c’è sempre più la necessità di mettere in atto degli interventi articolati per evitare che un piccolo trasporto, da un Comune all’altro del comprensorio saronnese, debba essere continuamente alle prese con code e rallentamenti». 

Nel saronnese molta speranza viene affidata al recupero delle grandi aree dismesse, 200 mila metri quadri il cui intervento darà vita a numerosi spazi anche per piccole attività. «Ci aspettiamo molto dai progetto che riguarderanno il concreto riutilizzo delle aree dismesse, speriamo infatti che arrivino presto nuove aziende artigianali in città, sviluppando in questo modo delle interessanti prospettive occupazionali ed invertendo un trend che, negli ultimi anni, ha visto in più di un’occasione diverse attività produttive cercare delle collocazioni alternative». 


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Pubblicato il 27 Settembre 2003
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