I cartelli stradali in “dialetto” sono illegittimi?

Renato Pagnan (Il Germoglio) contesta la segnaletica lumbard

Sono apparsi negli ultimi anni un certo numero di cartelli stradali riportanti l’indicazione d’alcuni Comuni in forma “dialettale”; o meglio con la pretesa di riportarne il nome in dialetto ma, di fatto, privi degli accenti e delle dieresi necessarie. Apponendo quei cartelli si è riprodotto l’errore, commesso in precedenza da alcuni vandali, che, con la complicità della notte, si sono adoperati con pennello e colore a cancellare, il più delle volte, le sole vocali finali dai nomi riportati sui cartelli della segnaletica stradale pubblica.

I nuovi cartelli (quelli non corretti con pennello e vernice) li hanno pagati le Amministrazioni dei diversi Comuni interessati e ciò induce a pensare che non siano stati apposti dai medesimi vandali abituati a scorazzare con pennello e vernice in macchina.

Non si capisce però, visti gli errori dialettali presenti in entrambe le due versioni, se a copiare siano stati i vandali o gli amministratori; così come non si comprende quale dialetto si vuole imitare.

In entrambi i casi però, errori a parte, si sono arrecati danni economici ai cittadini; il tutto con il “silenzio” degli amministratori che raramente si sono sognati di denunciare per danneggiamento alla segnaletica stradale i vandali a loro sicuramente “ignoti”.

Ciò che più m’importa però è quanto segue:

1. Il 30 Novembre 2002 il sottoscritto poneva una questione di legittimità, relativa i cartelli riportanti l’’indicazione “dialettale”, al Prefetto di Varese.

2. Il 9 Dicembre 2002 il Prefetto di Varese chiedeva l’intervento alla Polizia di Stato (Compartimento Polizia Stradale di Milano – Sezione di Varese).

3. Il 4 Giugno 2003 (sette mesi dopo la richiesta iniziale) la Polizia di Stato (Compartimento Polizia Stradale di Milano – Sezione di Varese), dopo aver effettuato una ricognizione, ha inviato una comunicazione al Prefetto in cui scrive che: “Per quanto riguarda invece le iscrizioni in forma dialettale della denominazione del comune, integrate nella segnaletica di inizio e fine centro abitato si ritiene che le stesse non siano consentite in quanto non menzionate nel C.d.S. e relativo regolamento.”.

4. Il 6 Agosto 2003 il Prefetto comunica al Sindaco di Cassano di Magnago, ed al sottoscritto, l’esito dell’indagine svolta dalla Polizia di Stato (Compartimento Polizia Stradale di Milano – Sezione di Varese) evidenziando quanto segue : “In proposito si trasmette copia della relazione redatta dal citato ufficio di Polizia a seguito di sopralluogo con preghiera di adottare i provvedimenti conseguenti di competenza di codesta Amministrazione Comunale.”

5. Dal 6 Agosto ad oggi (sono passati circa 50 giorni) tutto è come prima.

Ci si chiede allora cosa bisogna fare in presenza di un reato perpetrato e continuato ………. consiglio a chi vuole avvalersi del Nuovo Codice della Strada (anno 2003) prima lo legga bene e poi scelga.

Con il Computer personale portatile, l’assicurazione, ecc…. interamente pagati dai cittadini cassanesi anche il “peggior” amministratore dovrebbe capire da subito cosa fare.

Il Sindaco deve considerare la presente come la risposta ad una sua vecchia polemica che, sullo specifico tema dei cartelli stradali, aveva voluto affrontare con il sottoscritto durante un Consiglio Comunale quando egli ricopriva ancora il ruolo di Capogruppo consiliare. In presenza di tale risposta istituzionale la ragione del contendere cessa ed è arrivata l’ora di provvedere.

L’impressione è che, ciò nonostante, non succederà nulla; il Sindaco non farà rimuovere i cartelli ed il Prefetto come la Polizia Stradale saranno impegnati in altro. Nel tempo vedremo così, con molta probabilità, ritornare all’opera la “banda del pennello”.

Succederà quanto succede a chi acquistando un’autovettura in garanzia si trova a doverla portarla a riparare con un frequenza quindicinale per difetti strutturali della stessa per non vedersela mai sostituita con una analoga (priva di difetti) sino allo scadere della garanzia che sancisce l’obbligo per l’acquirente del pagamento per le riparazioni successive.

In sintesi lo stesso slogan leghista …….. Pantalone paga.

Concludo con un episodio che mi è capitato e che vale la pena di essere raccontato.

Un giorno lungo la strada del Comune dove risiedo sono avvicinato, con modi gentili, da una Signora che alla mano una cartina stradale (Italiana) ma con un italiano stentato mi chiede dov’è la città di Cassano Magnano indicandola con l’indice sulla cartina in suo possesso. Capisco dalla targa del suo veicolo che si tratta di un’extracomunitaria e precisamente di una cittadina svizzera residente in un cantone di lingua tedesca. Quando gli dico che già si trova a Cassano Magnago Lei, con fare decisa e ferma, mi spiega che arrivando dall’autostrada di Busto Arsizio non ha mai trovato quel cartello ma bensì, più volte, quello di “Casan Magnag”. Ho cercato di spiegargli il fenomeno dei vandali e quello degli Amministratori locali ma la risposta è stata: “……. da noi certe cose non succedono; se Voi, con una cartina svizzera, veniste da noi e noi ci comportassimo come Voi non sareste più in grado di trovare la destinazione”. Mi sono venute in mente tutte le frasi fatte sugli svizzeri; mi sono sentito offeso da tanta pignoleria e precisione e mi sono detto che non andrò mai ad abitare in Svizzera ma resterò in Italia e più precisamente a Cassano Magnago ………in quella città così come è scritta nella cartina e non quella goliardica della “banda del pennello” o degli “amministratori incapaci”.

Pagnan Renato 
Consigliere comunale Partito dei Comunisti Italiani 
Cassano Magnago – Varese

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Pubblicato il 19 Settembre 2003
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